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Ciceri e tria: la pasta salentina con ceci e tria fritta

«Ciceri e tria» è il primo piatto simbolo della cucina salentina: pasta fresca all'uovo tagliata a strisce sottili chiamate «tria», servita con ceci lessati e — tratto distintivo — con una parte della pasta stessa fritta in olio bollente, che aggiunge croccantezza al piatto. Il nome «tria» deriva dall'arabo «iṭrīya», termine con cui i mercanti arabi indicavano la pasta secca giunta in Italia meridionale nel Medioevo. È piatto della tradizione salentina, in particolare della provincia di Lecce, e viene servito tradizionalmente il 19 marzo, festa di San Giuseppe.

Ciceri e tria salentini: pasta fresca a strisce con ceci in brodo e pasta fritta croccante
Ciceri e tria salentini: pasta a strisce con ceci e pasta fritta croccante. · Redazione Piatto Tipico · Licenza riservata — uso editoriale su Piatto Tipico
Origine
Lecce, Lecce
Regione
Puglia
Categoria
Primo piatto tradizionale
Certificazione
PAT — Regione Puglia
Ricetta tradizionale

Ricetta tradizionale dell'Ciceri e tria

Ingredienti e procedimento per 4 persone.

4 porzioniPrep 40 minCottura 1h 30min

Ingredienti

Per 4 persone

  • 300 g di semola rimacinata di grano duro
  • 1 uovo (facoltativo, per versione con uovo)
  • Acqua tiepida q.b.
  • 300 g di ceci secchi
  • 1 costa di sedano, 1 foglia d'alloro, 1 spicchio d'aglio
  • Olio extravergine di oliva pugliese q.b.
  • Sale marino, pepe nero q.b.

Preparazione

  1. Ammollare i ceci in acqua fredda per almeno 12 ore

    Lessarli con sedano, aglio e alloro in acqua non salata per circa 90 minuti, fino a piena morbidezza. Salare a fine cottura.

  2. Preparare la pasta

    impastare la semola con acqua tiepida (e uovo, se previsto) fino a un impasto liscio ed elastico. Far riposare 30 minuti.

  3. Stendere l'impasto in sfoglia sottile (2 mm) e tagliarlo a strisce larghe 8-10 mm e lunghe 3-4 cm.

  4. Friggere circa un terzo della pasta in olio EVO caldo a 170 °C fino a doratura; scolare su carta assorbente.

  5. Lessare la restante pasta direttamente nel brodo dei ceci per pochi minuti (2-3), fino a cottura al dente.

  6. Servire in scodella profonda con abbondante brodo, completare con la tria fritta croccante e un filo di olio EVO a crudo. Terminare con pepe nero fresco.

La versione tradizionale prevede
  • semola rimacinata di grano duro
  • (facoltativo, per versione con uovo)
  • Acqua tiepida q.b.
  • ceci secchi
  • sedano, 1 foglia d'alloro, 1 spicchio d'aglio
  • Olio extravergine di oliva pugliese q.b.
Storia e origine

Da Amatrice a Roma

Il termine «tria» deriva dall'arabo «iṭrīya», con cui si indicava la pasta secca lunga. La sua diffusione nel Mediterraneo è documentata dal XII secolo, con Al-Idrisi che descrive nella «Tabula Rogeriana» la produzione di pasta secca in Sicilia destinata all'esportazione: la Puglia meridionale, terra di scambi arabo-normanni, ne accoglie presto l'uso.

Nel Salento la ricetta si consolida durante il tardo Medioevo, unendo la pasta fresca tirata a mano al legume più diffuso della cucina povera locale, il cece. La particolarità di friggere una parte della pasta nasce come strategia povera per arricchire il piatto senza aggiungere carne o grassi costosi.

  1. XII sec.
    Al-Idrisi documenta nella «Tabula Rogeriana» la produzione di pasta secca «iṭrīya» in Sicilia; il termine si diffonde nel Sud Italia.
  2. Tardo Medioevo
    Nel Salento la tria incontra il cece nella cucina povera contadina.
  3. XX sec.
    «Ciceri e tria» diventa il piatto delle tavolate di San Giuseppe, ancora vive in molti paesi del Salento.

Le caratteristiche in breve

Pasta fresca di semola (talora con uovo), tagliata a strisce sottili di 8-10 mm di larghezza.
Ceci secchi ammollati e lessati con alloro, aglio e sedano; brodo denso e saporito.
Circa un terzo della pasta viene fritto in olio EVO caldo fino a doratura e aggiunto a fine cottura come guarnizione croccante.
Servito in scodella profonda, con olio EVO a crudo e pepe nero fresco.

4 errori da evitare

  1. 01
    Friggere tutta la pasta

    il piatto perde la caratteristica «doppia consistenza» di pasta lessata e pasta croccante.

  2. 02
    Salare i ceci in ammollo o a inizio cottura

    la buccia si indurisce.

  3. 03
    Servire troppo asciutto

    il piatto va servito abbondantemente brodoso, quasi come una zuppa densa.

  4. 04
    Aggiungere formaggio grattugiato

    non è previsto nella tradizione salentina.

Domande frequenti

Perché si friggono i ceci? Ho letto che si friggono i ceci.

La confusione è comune ma errata: non si friggono i ceci, bensì una parte della pasta («tria»). Il tratto distintivo del piatto è proprio l'incontro tra pasta lessata nel brodo di ceci e pasta fritta croccante.

Perché si mangia il 19 marzo?

Il 19 marzo è la festa di San Giuseppe, patrono degli umili e dei falegnami. Nel Salento si preparano «tavolate» pubbliche con ciceri e tria offerti ai poveri, in adempimento di voto o come atto di devozione.

Da dove deriva il nome «tria»?

«Tria» deriva dall'arabo «iṭrīya», termine con cui i mercanti arabi indicavano la pasta secca lunga; il lemma è entrato nella lingua italiana meridionale nel Medioevo attraverso i contatti con la Sicilia arabo-normanna.

Va servito con formaggio?

No. Nella tradizione salentina il piatto è servito senza formaggio grattugiato, per rispettare l'aroma del brodo di ceci e della tria fritta.

Fonti

Fonti e verifica editoriale
  • Regione Puglia — Assessorato Agricoltura, Elenco regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — Puglia www.regione.puglia.it. Consultato il 27 luglio 2026.
  • Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Elenco italiano dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — Puglia www.politicheagricole.it. Consultato il 27 luglio 2026.
  • Accademia Italiana della Cucina, Ricettario della cucina regionale italiana — Puglia (voce ciceri e tria) www.accademiaitalianadellacucina.it. Consultato il 27 luglio 2026.
  • Comune di Lecce — Turismo, Tradizioni gastronomiche del Salento e feste di San Giuseppe www.comune.lecce.it. Consultato il 27 luglio 2026.

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Ultima revisione editoriale: 27 luglio 2026.