Mistrà: il distillato d'anice della tradizione centro-italiana
Il Mistrà è un distillato secco d'anice tradizionale dell'Italia centrale (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo), ottenuto per distillazione o macerazione dei semi di anice verde (Pimpinella anisum). Nel Lazio la sua produzione domestica e artigianale è documentata soprattutto nella Sabina e nella Ciociaria. A differenza della Sambuca è secco, non zuccherato, e viene consumato tradizionalmente nel caffè («caffè corretto») o come digestivo dopo i pasti.

Caratteristiche del prodotto
- Distillato incolore, cristallino; diventa opalescente all'aggiunta di acqua (effetto ouzo).
- Profumo intenso di anice verde, con note balsamiche e leggermente speziate.
- Gusto secco, non zuccherato, con finale pulito.
- Gradazione alcolica: 40–60% vol.
- Simile in impostazione all'ouzo greco e al pastis francese, ma senza zucchero come nella Sambuca.
Territorio di produzione
- Sabina laziale (Rieti) e comuni limitrofi.
- Ciociaria (Frosinone), con produzioni familiari e piccole distillerie.
- Alcune aree della Tuscia (Viterbo), dove è presente sia il Mistrà sia la Sambuca.
Materie prime
- Semi di anice verde (Pimpinella anisum)
- Alcol etilico buon gusto
- Acqua
- Talvolta piccole quantità di finocchio o coriandolo per arrotondare l'aroma
Lavorazione
- Macerazione dei semi di anice in alcol per un periodo variabile.
- Distillazione della soluzione alcolica in alambicco (nella versione artigianale).
- Diluizione con acqua per portare il distillato al grado alcolico desiderato.
- Nessuna aggiunta di zucchero (elemento che distingue il Mistrà dalla Sambuca).
- Filtrazione e imbottigliamento.
Stagionatura
- Riposo di alcune settimane prima dell'imbottigliamento, per stabilizzare gli oli essenziali.
- Il prodotto finito è pronto al consumo e non richiede lungo invecchiamento.
Disciplinare
- Il Mistrà è inserito tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) del Lazio nel settore bevande alcoliche.
- Non esiste una DOP o IGP europea per il Mistrà; la produzione è regolata dalla normativa italiana sulle bevande alcoliche a base di anice.
- Il Mistrà è anche PAT delle Marche, dove è particolarmente diffuso (Osimo).
Utilizzo nella cucina tradizionale
- Consumato come digestivo dopo i pasti, servito freddo o a temperatura ambiente.
- Usato per «correggere» il caffè espresso, in particolare nelle campagne del Lazio e delle Marche.
- Occasionalmente utilizzato in pasticceria per aromatizzare biscotti (mostaccioli, ciambelline al vino).
Conservazione
- Conservare in luogo fresco e buio, in bottiglia chiusa.
- L'alta gradazione garantisce la stabilità per molti anni.
Domande frequenti
- Che differenza c'è tra Mistrà e Sambuca?
- Il Mistrà è un distillato secco, non zuccherato; la Sambuca è un liquore dolce, zuccherato, spesso con aggiunta di infuso di sambuco (elderflower) oltre all'anice. Entrambi sono a base di anice, ma sono due prodotti distinti.
- Il Mistrà è come l'ouzo?
- Sono prodotti affini: entrambi distillati d'anice che diventano opalescenti in acqua (effetto ouzo). L'ouzo è tuttavia specifico della Grecia, con regolamento comunitario dedicato; il Mistrà è la versione tradizionale centro-italiana.
- Perché si usa per correggere il caffè?
- La nota d'anice del Mistrà si sposa molto bene con l'espresso: l'uso è tradizionale nelle campagne del Lazio e delle Marche, spesso come rito di fine pasto o pausa mattutina degli uomini di casa.
Fonti
- Regione Lazio — ARSIAL, PAT del Lazio — settore bevande alcoliche — www.arsial.it. Consultato il 28 luglio 2026.
- MASAF, Prodotti Agroalimentari Tradizionali — Lazio e Marche — www.politicheagricole.it. Consultato il 28 luglio 2026.
- Regione Marche — ASSAM, Mistrà: prodotto tradizionale marchigiano e laziale — www.assam.marche.it. Consultato il 28 luglio 2026.
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