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Piadina romagnola: ricetta, disciplinare IGP e differenze fra Rimini e Forlì

La piadina romagnola è una sfoglia non lievitata (o appena lievitata) di farina di grano tenero, strutto, acqua e sale, cotta su una piastra rovente chiamata testo. È il pane quotidiano della Romagna e si farcisce classicamente con Squacquerone di Romagna DOP, rucola e prosciutto crudo. La denominazione «Piadina Romagnola» è protetta come IGP dal 2014.

Piadina romagnola piegata e farcita con squacquerone e rucola su tagliere di legno
Piadina romagnola cotta sul testo, piegata e farcita con squacquerone e rucola.
Origine
Rimini
Regione
Emilia-Romagna
Categoria
Street food / pane
Ricetta tradizionale

Ricetta tradizionale della Piadina romagnola

Ingredienti e procedimento per 6 persone.

6 porzioniPrep 20 minCottura 25 min

Ingredienti

Per 6 persone

  • 500 g di farina di grano tenero tipo 00
  • 100 g di strutto (o 80 ml di olio extravergine di oliva)
  • 200-220 ml di acqua tiepida
  • 10 g di sale fino
  • 5 g di bicarbonato di sodio (facoltativo)

Preparazione

  1. Disporre la farina a fontana, unire il sale e l'eventuale bicarbonato mescolandoli alla farina asciutta.

  2. Aggiungere lo strutto a temperatura ambiente e lavorarlo con la punta delle dita fino a ottenere un composto sabbioso.

  3. Versare l'acqua tiepida poco alla volta e impastare fino a ottenere un panetto liscio e sodo, non appiccicoso.

  4. Coprire con un canovaccio e lasciare riposare 30 minuti a temperatura ambiente.

  5. Dividere l'impasto in 6 palline uguali (circa 130 g ciascuna) e stenderle con il matterello in dischi di 22-25 cm.

  6. Scaldare bene il testo o una padella pesante antiaderente, senza aggiungere grassi.

  7. Cuocere ogni piadina 2 minuti circa per lato, bucherellandola con i rebbi di una forchetta se si gonfia troppo, fino a comparsa delle tipiche bolle brune.

  8. Impilare le piadine cotte in un canovaccio pulito perché restino morbide, poi farcire e servire calde.

La versione tradizionale prevede
  • farina di grano tenero tipo 00
  • strutto (o 80 ml di olio extravergine di oliva)
  • 200-220 ml di acqua tiepida
  • sale fino
  • bicarbonato di sodio (facoltativo)
Cosa non prevede
  • Non è una tortilla né un pane azzimo: prevede grasso nell'impasto e cottura su testo.
  • Non è lievitata a lungo: eventuali agenti lievitanti sono in dose minima.
  • Non prevede zucchero nell'impasto tradizionale.
Storia e origine

Dal pane contadino all'IGP del 2014

La piadina discende dai pani non lievitati cotti su pietra, presenti nell'area romagnola da secoli: era il pane delle case contadine, preparato quotidianamente quando il forno non era disponibile.

Giovanni Pascoli le dedicò versi celebri definendola «il pane nazionale dei Romagnoli»: è la testimonianza letteraria che ne ha consolidato l'identità simbolica.

Le caratteristiche in breve

Superficie chiara con bolle brune irregolari dovute al contatto con il testo.
Consistenza morbida e pieghevole da calda; profumo di grano e di strutto.
Spessore variabile: più alto nella tipologia classica, molto sottile in quella riminese.
Sapore neutro e sapido, pensato per accogliere farciture salate.
Materie prime

Gli ingredienti spiegati

Farina di grano tenero tipo 00

Base dell'impasto; una piccola parte di tipo 0 dà più struttura.

Strutto

Grasso tradizionale: rende la piadina friabile e profumata. Può essere sostituito da olio EVO, con risultato diverso.

Acqua tiepida

Idrata l'impasto; la quantità varia con l'assorbimento della farina.

Sale fino

Sapidità: la piadina non è mai insipida.

Bicarbonato o lievito

Facoltativo e in dose minima, dà una leggerissima apertura all'impasto.

Guida pratica

Come riconoscere una Piadina romagnola ben riuscita

  • Bolle

    Devono essere irregolari e brune, mai carbonizzate: segno di testo alla giusta temperatura.

  • Piegatura

    Da calda si piega senza spezzarsi; se si crepa l'impasto era troppo asciutto.

  • Profumo

    Odore di grano cotto e, nella versione tradizionale, la nota dolce dello strutto.

Approfondimento

Cosa prevede l'IGP

Il disciplinare della Piadina Romagnola IGP definisce area di produzione, ingredienti ammessi e le due tipologie, classica e alla Riminese.

Il marchio riguarda il prodotto commercializzato dai soggetti inseriti nel sistema di controllo: la piadina fatta in casa o al chiosco non certificato resta pienamente tradizionale, ma non può fregiarsi della dicitura IGP.

Il disciplinare non ammette conservanti nella versione fresca e limita gli ingredienti a farina, acqua, grassi ammessi, sale ed eventuali agenti lievitanti.

Approfondimento

Conservazione

La piadina è pensata per essere consumata appena cotta: dopo poche ore perde morbidezza.

Si conserva un paio di giorni chiusa in un sacchetto e si riattiva 30-40 secondi per lato sulla piastra calda.

Da cruda si può stendere e congelare separando i dischi con carta forno, cuocendola poi direttamente da congelata.

Confronto

Piadina classica e piadina alla Riminese

Spessore
Classica (Forlì-Cesena, Ravenna): 4-8 mm
Alla Riminese: Fino a 3 mm
Diametro
Classica (Forlì-Cesena, Ravenna): 15-25 cm
Alla Riminese: 23-30 cm
Consistenza
Classica (Forlì-Cesena, Ravenna): Più compatta e sostanziosa
Alla Riminese: Sottile e flessibile
Uso tipico
Classica (Forlì-Cesena, Ravenna): Farcita e piegata a metà
Alla Riminese: Farcita e arrotolata

Entrambe le tipologie sono previste dal disciplinare della Piadina Romagnola IGP.

In cucina

Errori e soluzioni

  1. 01
    Testo poco caldo

    Conseguenza: La piadina si asciuga senza formare bolle e diventa dura.

    Soluzione: Scaldare bene la piastra prima della prima cottura e mantenerla su fiamma media.

  2. 02
    Impasto troppo idratato

    Conseguenza: Difficile da stendere e appiccicoso.

    Soluzione: Aggiungere l'acqua a poco a poco: la farina non assorbe sempre la stessa quantità.

  3. 03
    Cuocere troppo a lungo

    Conseguenza: La piadina diventa un cracker.

    Soluzione: Due minuti scarsi per lato bastano; conta il colore, non il tempo.

  4. 04
    Farcire con ingredienti freddissimi

    Conseguenza: Il contrasto raffredda subito la piadina.

    Soluzione: Tirare fuori squacquerone e salumi qualche minuto prima.

Abbinamenti

Sangiovese di Romagna DOC giovane, servito fresco.
Albana secca per le farciture con formaggi freschi ed erbe.
Con lo squacquerone la piadina regge bene anche una birra chiara poco amara.

Domande frequenti

La piadina romagnola è IGP?

Sì: la denominazione «Piadina Romagnola» / «Piada Romagnola» è registrata come Indicazione Geografica Protetta dal 2014, con un disciplinare che prevede la tipologia classica e quella alla Riminese.

Si può fare la piadina senza strutto?

Sì, sostituendolo con olio extravergine di oliva. La piadina risulta meno friabile e con un profumo diverso, ma resta una preparazione diffusa e accettata anche nel disciplinare.

Che differenza c'è fra piadina riminese e forlivese?

La riminese è molto sottile (fino a 3 mm) e larga, adatta a essere arrotolata; la classica di Forlì-Cesena e Ravenna è più spessa e compatta, si piega a metà.

Perché la piadina si indurisce?

Perché è priva di lievitazione significativa e perde umidità rapidamente. Va tenuta avvolta in un canovaccio dopo la cottura e consumata calda.

Cos'è il cassone romagnolo?

È una piadina farcita prima della cottura e chiusa a mezzaluna, con ripieni di erbe di campo, zucca, patate o pomodoro e mozzarella. In alcune zone si chiama crescione.

Fonti

Fonti e verifica editoriale
  • Commissione Europea — eAmbrosia, Piadina Romagnola / Piada Romagnola IGP — registro DOP/IGP/STG ec.europa.eu. Consultato il 30 luglio 2026.
  • Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP, Disciplinare di produzione della Piadina Romagnola IGP www.consorziopiadinaromagnola.it. Consultato il 30 luglio 2026.
  • Regione Emilia-Romagna — Assessorato Agricoltura, Elenco regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) dell'Emilia-Romagna agricoltura.regione.emilia-romagna.it. Consultato il 30 luglio 2026.
  • Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali www.politicheagricole.it. Consultato il 30 luglio 2026.

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Ultima revisione editoriale: 30 luglio 2026.