Cicerchia di Castelvecchio Calvisio: il legume dimenticato dell'Altopiano di Navelli
La Cicerchia di Castelvecchio Calvisio è un legume PAT abruzzese e Presidio Slow Food, coltivato in piccolissime quantità nel comune omonimo, sull'Altopiano di Navelli, in provincia dell'Aquila.
Caratteristiche del prodotto
- Seme di piccole dimensioni, dalla forma irregolare e spigolosa, ben diversa dalla rotondità del cece o dalla forma lenticolare della lenticchia: è il tratto che identifica a colpo d'occhio la cicerchia rispetto agli altri legumi secchi.
- Colore del tegumento variabile dal beige chiaro al grigiastro, con leggere screziature; la buccia è più coriacea rispetto a quella di altri legumi coltivati sull'Altopiano di Navelli.
- Sapore terroso e deciso, meno delicato di quello del cece, con una consistenza farinosa dopo cottura che ricorda in parte quella della fava secca.
- Pianta rustica, adattata a terreni poveri e siccitosi, tradizionalmente coltivata in consociazione o in rotazione con i cereali dell'Altopiano.
Differenze dal prodotto generico
- Va distinta dal cece, con cui viene talvolta confusa per la comune appartenenza ai legumi da granella: il seme della cicerchia ha una forma spigolosa e irregolare, mai tondeggiante come quella del cece.
- Si differenzia anche dalla lenticchia per dimensione e forma del seme, oltre che per un sapore più deciso e terroso.
- Il consumo tradizionale richiede un ammollo più lungo rispetto a molti altri legumi secchi e una cottura prolungata, spesso preceduta da una prima bollitura con cambio dell'acqua secondo l'uso locale: un accorgimento che nella tradizione contadina serviva a rendere il legume più digeribile.
- Non va confusa con cicerchie coltivate in altre aree italiane (ad esempio in Umbria o nelle Marche), che pur appartenendo alla stessa specie botanica non hanno legame con l'ecotipo e il territorio di Castelvecchio Calvisio.
Territorio di produzione
- L'area storica di coltivazione coincide con il territorio del comune di Castelvecchio Calvisio, piccolo borgo dell'Altopiano di Navelli, in provincia dell'Aquila, a poca distanza dalle zone note per lo zafferano.
- I terreni sono calcarei, poco profondi e con scarsa disponibilità idrica estiva: condizioni che altre colture faticherebbero a tollerare, ma che la cicerchia, pianta rustica per definizione, sopporta bene.
- L'altitudine, superiore ai 1.000 metri, comporta un ciclo vegetativo breve e concentrato nei mesi più favorevoli, con semina primaverile e raccolta a fine estate.
Storia e documentazione
La cicerchia è uno dei legumi più antichi coltivati nel bacino mediterraneo, diffuso in passato come alimento povero nelle aree interne appenniniche, dove la sua rusticità la rendeva adatta a terreni che altre colture non avrebbero tollerato.
A Castelvecchio Calvisio la coltivazione si è mantenuta come pratica marginale fino a ridursi, nel corso del secondo Novecento, a pochissimi appezzamenti familiari, mentre altrove in Abruzzo la cicerchia scompariva quasi del tutto dai campi.
Il recupero recente è legato all'attivazione di un Presidio Slow Food, che ha riunito i pochi produttori rimasti per evitare la perdita definitiva del seme locale e della sua coltivazione.
Materie prime
- Seme locale di cicerchia (Lathyrus sativus), riprodotto di anno in anno dagli stessi pochi coltivatori dell'area, senza ricorso a sementi certificate esterne.
- Nessun input esterno rilevante: la coltivazione tradizionale non prevede concimazioni chimiche né trattamenti, coerentemente con la rusticità della pianta.
Lavorazione
- La semina avviene in primavera, direttamente in campo, spesso a spaglio secondo l'uso tradizionale dell'Altopiano di Navelli.
- La raccolta è manuale e scalare, quando i baccelli sono giunti a maturazione e cominciano a seccare sulla pianta, generalmente tra luglio e agosto.
- Segue l'essiccazione al sole e la sgranatura, un tempo effettuata a mano o con semplici attrezzi da battitura, oggi in parte meccanizzata anche nelle poche aziende che ne proseguono la coltivazione.
- La selezione del seme per calibro e integrità precede il confezionamento; data la scala ridotta della produzione, buona parte delle fasi resta a conduzione familiare.
Disciplinare
- In quanto PAT, la cicerchia di Castelvecchio Calvisio non ha un disciplinare cogente come una DOP o IGP, ma è iscritta nell'elenco regionale abruzzese per metodo di lavorazione e continuità storica di coltivazione nel territorio comunale.
- Il Presidio Slow Food, distinto dalla PAT ma riferito allo stesso prodotto, definisce un proprio protocollo di produzione condiviso dai coltivatori aderenti, incentrato sulla conservazione del seme locale e su pratiche agronomiche tradizionali.
Come riconoscere il prodotto autentico
- La forma irregolare e angolosa del seme, ben diversa da quella di ceci e lenticchie, è il primo elemento di riconoscimento visivo.
- Trattandosi di un prodotto di nicchia con quantità molto limitate, l'origine da Castelvecchio Calvisio è garantita soprattutto dalla tracciabilità diretta presso i pochi produttori aderenti al Presidio o iscritti all'elenco PAT.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- La preparazione tradizionale più diffusa è la zuppa di cicerchie, cotta a lungo con odori, olio locale e spesso pane raffermo, secondo la cucina povera dell'entroterra aquilano.
- Si abbina bene alla pasta fatta in casa, in un piatto che ricorda per struttura la pasta e ceci, ma con un sapore più rustico e terroso.
- Va tenuta a bagno per diverse ore, e la tradizione locale suggerisce spesso una prima bollitura breve con cambio dell'acqua prima della cottura definitiva.
Conservazione
- Da secca, va conservata in luogo fresco e asciutto, in contenitori chiusi, al riparo da umidità e insetti, come gli altri legumi da granella.
- Una volta cotta, si conserva in frigorifero per pochi giorni nel proprio liquido di cottura.
Curiosità
La cicerchia è tra i legumi meno conosciuti della cucina italiana contemporanea, nonostante una storia di coltivazione millenaria nelle aree interne appenniniche.
Il nome scientifico, Lathyrus sativus, è condiviso da varietà diffuse anche in Asia e in altre aree del Mediterraneo, dove il legume ha un ruolo alimentare più rilevante che in Italia.
Domande frequenti
- La Cicerchia di Castelvecchio Calvisio è una DOP o una IGP?
- No, è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) iscritto nell'elenco della Regione Abruzzo ed è inoltre un Presidio Slow Food, due riconoscimenti distinti dalle denominazioni europee DOP e IGP.
- In cosa si distingue la cicerchia dal cece?
- Nella forma del seme: il cece è tondeggiante, la cicerchia ha un seme irregolare e spigoloso. Anche il sapore è diverso, più terroso e deciso nella cicerchia.
- Perché la cicerchia va cotta più a lungo di altri legumi?
- Per la buccia coriacea e per una tradizione locale che prevede spesso una prima bollitura breve con cambio dell'acqua, un accorgimento tramandato per renderla più digeribile prima della cottura definitiva.
- Perché è nato un Presidio Slow Food su questo legume?
- Perché la coltivazione a Castelvecchio Calvisio si era ridotta a pochissimi appezzamenti familiari; il Presidio riunisce i produttori rimasti per conservare il seme locale ed evitarne la scomparsa.
Fonti
- Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — www.politicheagricole.it. Consultato il 08 agosto 2026.
- Regione Abruzzo, Prodotti Agroalimentari Tradizionali dell'Abruzzo — www.regione.abruzzo.it. Consultato il 08 agosto 2026.
- Slow Food, Presidio Slow Food della Cicerchia di Castelvecchio Calvisio — www.fondazioneslowfood.com. Consultato il 08 agosto 2026.
- Camera di Commercio dell'Aquila, Produzioni tipiche dell'Altopiano di Navelli e del Gran Sasso — www.aq.camcom.it. Consultato il 08 agosto 2026.
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