Mandorla di Toritto: il Presidio Slow Food della cultivar Filippo Cea
La mandorla di Toritto è la mandorla coltivata nell'omonimo comune delle Murge baresi e nei territori limitrofi, dove predomina la cultivar locale Filippo Cea, apprezzata per la dolcezza e per una consistenza friabile riconoscibile.
Caratteristiche del prodotto
- La cultivar Filippo Cea ha seme di forma allungata, non appuntita come la Pizzuta d'Avola, con guscio semiduro e resa in seme storicamente apprezzata dai raccoglitori locali.
- Il sapore è dolce, con una nota aromatica persistente e una consistenza friabile alla masticazione, tratto che la distingue dalle mandorle di importazione più anonime nel gusto.
- La percentuale di olio è significativa mail complesso aromatico resta più delicato rispetto alla Pizzuta d'Avola, con un profilo meno intensamente oleoso.
- I mandorleti storici di Toritto sono spesso allevati a vaso su terreni terrazzati delle Murge, con piante anche secolari innestate su portainnesti rustici.
Differenze dal prodotto generico
- Va distinta con attenzione dalla Mandorla di Avola, PAT siciliana del Siracusano, coltivata con le cultivar Pizzuta d'Avola, Fascionello e Romana: stessa specie, Prunus dulcis, ma areale, cultivar, storia agricola e riconoscimenti differenti e non sovrapponibili.
- A differenza della mandorla di Avola, la mandorla di Toritto gode anche del riconoscimento di Presidio Slow Food, che comporta un disciplinare interno tra i produttori aderenti e un'attenzione specifica alla salvaguardia del paesaggio dei terrazzamenti murgiani.
- Rispetto a mandorle di importazione o di altre zone pugliesi, la cultivar Filippo Cea si riconosce per il seme allungato non appuntito e per un profilo aromatico più delicato rispetto alla Pizzuta d'Avola.
Territorio di produzione
- L'areale coincide con il territorio comunale di Toritto e i comuni limitrofi delle Murge baresi, area collinare calcarea dell'entroterra di Bari caratterizzata da inverni piuttosto rigidi per gli standard pugliesi ed estati calde e asciutte.
- La coltivazione tradizionale si sviluppa su terrazzamenti sorretti da muretti a secco, paesaggio agrario storico che il Presidio Slow Food si propone esplicitamente di tutelare insieme alla varietà vegetale.
- Negli ultimi decenni molti mandorleti storici sono stati abbandonati a favore di colture più redditizie o dell'urbanizzazione, riducendo la superficie coltivata rispetto al passato.
Storia e documentazione
La mandorlicoltura sulle Murge baresi intorno a Toritto ha radici agricole di lunga data, legata alla capacità del mandorlo di adattarsi ai terreni calcarei e poco profondi dell'altopiano murgiano dove altre colture arboree faticano ad attecchire.
La cultivar Filippo Cea, che dà il nome storico alla produzione locale più pregiata, è stata selezionata nel tempo dagli agricoltori del territorio per le sue caratteristiche organolettiche e per la resistenza alle condizioni climatiche dell'altopiano.
Il Presidio Slow Food è nato per contrastare l'abbandono progressivo dei mandorleti storici, spesso sostituiti da colture più remunerative o lasciati incolti, con l'obiettivo di mantenere vivo un paesaggio agricolo e una biodiversità vegetale a rischio.
Materie prime
- Mandorlo (Prunus dulcis) della cultivar locale Filippo Cea, propagato per innesto su piante madri selezionate nel territorio di Toritto nel corso delle generazioni.
- Nessun altro ingrediente è previsto nella forma tradizionale del prodotto: il seme si consuma tal quale, tostato o impiegato nella pasticceria locale.
Lavorazione
- La raccolta avviene tradizionalmente a fine estate, quando il mallo si apre naturalmente sulla pianta, per scuotimento manuale dei rami e raccolta a terra su teli.
- Segue la smallatura per rimuovere l'involucro verde esterno e l'essiccazione al sole su aie o stuoie, pratica ancora seguita dai piccoli produttori che aderiscono al Presidio.
- La sgusciatura, un tempo effettuata a mano con strumenti rudimentali, separa il seme dal guscio semiduro caratteristico della cultivar Filippo Cea.
- Il seme può essere conservato con il guscio, più protettivo, oppure sgusciato per la vendita diretta e per gli usi di pasticceria locale.
Stagionatura
- Anche in questo caso non si parla di stagionatura in senso tecnico ma di essiccazione: la riduzione dell'umidità dopo la smallatura è il passaggio che permette la conservazione del seme nel tempo.
- L'essiccazione tradizionale al sole richiede alcuni giorni e viene seguita da uno stoccaggio in luogo asciutto e ventilato prima della sgusciatura o della vendita con guscio.
Disciplinare
- La mandorla di Toritto è iscritta nell'elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) del MASAF su segnalazione della Regione Puglia, ed è inoltre un Presidio Slow Food attivo, che coinvolge un gruppo di produttori locali impegnati a mantenere la coltivazione della cultivar Filippo Cea sui terrazzamenti storici.
- Il Presidio Slow Food, a differenza della PAT, prevede un disciplinare di produzione interno concordato con i produttori aderenti, incentrato su metodo di coltivazione, cultivar e pratiche di raccolta ed essiccazione tradizionali; resta comunque distinto da una certificazione DOP o IGP europea, che la mandorla di Toritto non possiede.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- Si consuma tostata come snack o ingrediente per confetti e dolci delle Murge, oltre che tal quale come frutta secca da tavola.
- È usata nella pasticceria locale per biscotti, torroni e paste di mandorle preparate artigianalmente nei comuni della zona.
- Il Presidio Slow Food promuove anche l'abbinamento della mandorla di Toritto con formaggi locali e miele, secondo la tradizione contadina murgiana.
Conservazione
- Si conserva a lungo, per diversi mesi, con il guscio integro in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce diretta.
- Una volta sgusciata va consumata in tempi più contenuti e conservata in contenitori ermetici, per evitare l'irrancidimento dei grassi naturali del seme.
Domande frequenti
- Che differenza c'è tra la mandorla di Toritto e la mandorla di Avola?
- Sono due PAT diverse, di regioni e areali distinti: la mandorla di Toritto è pugliese, delle Murge baresi, cultivar Filippo Cea, ed è anche Presidio Slow Food; la mandorla di Avola è siciliana, del Siracusano, con le cultivar Pizzuta d'Avola, Fascionello e Romana, senza Presidio Slow Food.
- Cos'è la cultivar Filippo Cea?
- È la varietà locale di mandorlo storicamente selezionata nel territorio di Toritto, con seme allungato non appuntito, guscio semiduro e sapore dolce e aromatico, alla base del Presidio Slow Food.
- Perché esiste un Presidio Slow Food per questa mandorla?
- Per contrastare l'abbandono dei mandorleti storici delle Murge baresi, spesso sostituiti da colture più redditizie: il Presidio sostiene i produttori che mantengono la coltivazione tradizionale della cultivar Filippo Cea sui terrazzamenti.
- È una DOP o IGP europea?
- No, è una PAT nazionale ed è inoltre un Presidio Slow Food: nessuna delle due tutele equivale a una DOP o IGP europea, che comporterebbe un disciplinare cogente e un sistema di certificazione di parte terza obbligatorio.
Fonti
- Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — www.politicheagricole.it. Consultato il 11 agosto 2026.
- Regione Puglia, Prodotti agroalimentari tradizionali pugliesi — www.regione.puglia.it. Consultato il 11 agosto 2026.
- Camera di Commercio di Bari, Prodotti tipici e tradizionali della provincia di Bari — www.ba.camcom.it. Consultato il 11 agosto 2026.
- Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Presidi Slow Food italiani — www.fondazioneslowfood.com. Consultato il 11 agosto 2026.
- Comune di Toritto, La mandorla di Toritto e il territorio delle Murge baresi — www.comune.toritto.ba.it. Consultato il 11 agosto 2026.
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