Mais Nostrano di Storo: la farina gialla della Valle del Chiese, PAT trentino
Il Nostrano di Storo è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale trentino: una varietà locale di mais coltivata nella Valle del Chiese, macinata a pietra in una farina gialla usata per la polenta, con un disciplinare volontario di filiera che ne certifica origine e metodo di coltivazione.
Caratteristiche del prodotto
- Chicco di colore giallo intenso, dentato, tipico delle varietà tradizionali di mais da polenta e non delle varietà ibride moderne a chicco vitreo uniforme.
- Farina di macinazione più grossolana rispetto a molte farine industriali, ottenuta a pietra, che conferisce alla polenta finita una consistenza più rustica e un aroma tostato più marcato.
- Sapore dolce e persistente, dovuto anche alla presenza del germe che nella macinazione a pietra viene in parte preservato, a differenza delle macinazioni industriali a cilindri che tendono a separarlo.
- Resa agronomica più contenuta rispetto agli ibridi commerciali, compensata da un profilo aromatico più riconoscibile, motivo per cui gli agricoltori locali ne hanno mantenuto la coltivazione nonostante la minore produttività.
Differenze dal prodotto generico
- Va distinta dalla farina di mais generica reperibile nella grande distribuzione, che spesso non riporta la varietà del mais impiegato ed è ottenuta da ibridi selezionati per la resa agronomica più che per il profilo aromatico.
- Non va confusa con la polenta come piatto finito: il Nostrano di Storo è la materia prima agricola e la farina che ne deriva, mentre la polenta è la preparazione cotta che se ne ricava, comune a molte varietà di mais in tutta Italia.
- Si differenzia anche da altre farine di mais PAT del Triveneto, come il mais Biancoperla veneto (a chicco bianco) o la farina di mais Marano, ciascuna legata a una propria varietà locale e a un proprio territorio.
Territorio di produzione
- La coltivazione è concentrata nella Valle del Chiese, in particolare nei comuni di Storo, Bondone e Condino, in provincia di Trento, area storicamente vocata alla cerealicoltura di fondovalle.
- Il clima prealpino della valle, con estati calde e ben soleggiate ma non torride, e i terreni alluvionali del fiume Chiese offrono condizioni favorevoli a questa varietà locale, selezionata nel tempo dagli agricoltori della zona.
- La filiera è oggi presidiata da un piccolo numero di aziende agricole e da un consorzio locale che ne tutela la semente e ne certifica la tracciabilità dal campo al sacco di farina.
Storia e documentazione
La coltivazione del mais nella Valle del Chiese risale a diverse generazioni, quando il mais da polenta rappresentava un alimento base della dieta contadina trentina, spesso l'unico cereale accessibile in quantità sufficiente.
La varietà Nostrano di Storo è stata mantenuta da alcune famiglie di agricoltori della valle anche dopo la diffusione degli ibridi industriali più produttivi, per il legame con la tradizione locale e per le qualità organolettiche riconosciute dai consumatori della zona.
Materie prime
- Seme di mais della varietà tradizionale Nostrano di Storo, selezionata e riprodotta di anno in anno dagli agricoltori della valle per mantenerne le caratteristiche originarie.
- Nessun altro ingrediente: la farina è ottenuta dalla sola macinazione del chicco essiccato.
Lavorazione
- Le pannocchie vengono raccolte a piena maturazione, generalmente in autunno, ed essiccate naturalmente o con essiccatoi a bassa temperatura per portare il chicco al giusto grado di umidità per la conservazione.
- La sgranatura separa il chicco dal tutolo; segue una selezione per eliminare chicchi difettosi o corpi estranei.
- La macinazione avviene tradizionalmente a pietra, in mulini della valle, con una velocità di rotazione contenuta che limita il surriscaldamento e preserva parte del germe e degli aromi del chicco.
Stagionatura
- Non è previsto un periodo di stagionatura: la farina va utilizzata entro tempi relativamente brevi dalla macinazione, poiché la presenza del germe la rende più deperibile rispetto alle farine industriali degerminate.
- Il mais in pannocchia essiccato può invece essere conservato più a lungo prima della macinazione, in ambienti asciutti e ventilati.
Disciplinare
- Come PAT, il Nostrano di Storo ha una scheda di riconoscimento regionale che ne descrive varietà, area di coltivazione nella Valle del Chiese e metodo di macinazione a pietra.
- Un consorzio locale di produttori ha inoltre adottato un disciplinare volontario di filiera che regola la coltivazione, la tracciabilità del seme e l'etichettatura, pur restando distinto da una certificazione europea DOP o IGP.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- L'uso principale è la preparazione della polenta, cotta a lungo e mescolata secondo la tradizione trentina, spesso abbinata a formaggi di malga, funghi o selvaggina.
- La farina si utilizza anche per dolci da forno rustici, come torte di mais e biscotti tradizionali della cucina trentina.
- Alcuni ristoratori della valle la propongono come polenta di Storo in abbinamento a piatti tipici locali, indicandone la varietà in menu come elemento identitario.
Piatti tipici preparati con questo prodotto
Conservazione
- La farina va conservata in luogo fresco e asciutto, in contenitori chiusi, e consumata entro pochi mesi per l'elevata deperibilità legata alla presenza del germe.
- Il mais in pannocchia essiccato, prima della macinazione, si conserva più a lungo se mantenuto in ambienti ventilati e privi di umidità.
Domande frequenti
- Il Nostrano di Storo è una DOP o una IGP?
- No, è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT); esiste inoltre un disciplinare volontario di un consorzio locale, ma non un riconoscimento europeo.
- Che differenza c'è con una normale farina di mais per polenta?
- La farina generica spesso non indica la varietà del mais e deriva da ibridi selezionati per la resa, mentre il Nostrano di Storo è una varietà locale tracciata, macinata a pietra nella Valle del Chiese.
- Il Nostrano di Storo è la stessa cosa della polenta?
- No, il Nostrano di Storo è la varietà di mais e la farina che se ne ricava; la polenta è il piatto cotto ottenuto da questa o da altre farine di mais.
- Perché la farina di Nostrano di Storo si conserva meno a lungo di altre?
- Perché la macinazione a pietra preserva parte del germe del chicco, che contiene grassi soggetti a irrancidimento più rapido rispetto alle farine industriali degerminate.
Fonti
- Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — www.politicheagricole.it. Consultato il 10 agosto 2026.
- Provincia Autonoma di Trento, Prodotti agroalimentari tradizionali del Trentino — www.provincia.tn.it. Consultato il 10 agosto 2026.
- Comunità della Valle del Chiese, Il Nostrano di Storo e i prodotti tipici della valle — www.valledelchiese.tn.it. Consultato il 10 agosto 2026.
- Camera di Commercio di Trento, Prodotti tipici e tradizionali del Trentino — www.tn.camcom.it. Consultato il 10 agosto 2026.
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