Canestrato di Castel del Monte: il pecorino d'alpeggio di Campo Imperatore

Il Canestrato di Castel del Monte è un pecorino di lunga stagionatura, fino a due anni, prodotto nell'omonimo borgo sull'altopiano di Campo Imperatore, nel territorio dell'Aquila.

Canestrato di Castel del Monte PAT stagionato
Forme di Canestrato di Castel del Monte con la caratteristica crosta segnata dal canestro.

Caratteristiche del prodotto

  • Crosta dura, di colore giallo ocra tendente al bruno con la stagionatura avanzata, segnata dall'impronta del canestro di giunco o vimini usato per la formatura.
  • Pasta compatta, di colore bianco nelle forme giovani e sempre più paglierina e friabile con il passare dei mesi, con occhiatura rada e irregolare.
  • Sapore intenso e sapido, con note piccanti marcate nelle forme stagionate oltre l'anno, dovute anche all'uso tradizionale del caglio in pasta.
  • Peso e pezzatura variabili in base alla quantità di latte disponibile giornalmente, retaggio di una produzione ancora fortemente artigianale.

Differenze dal prodotto generico

  • Il Canestrato Pugliese è una DOP con disciplinare europeo, prodotto in gran parte della Puglia con latte di pecore allevate anche in pianura: condivide con quello abruzzese solo il nome e l'uso del canestro come stampo, non l'area né necessariamente il metodo di caseificazione.
  • Rispetto al Pecorino di Farindola, altro pecorino PAT abruzzese, il Canestrato di Castel del Monte si distingue per l'uso sistematico del canestro come stampo di formatura e per l'area di produzione, concentrata sull'altopiano di Campo Imperatore anziché sui versanti orientali del Gran Sasso.
  • Va anche distinto dal Pecorino di Calascio, altro pecorino PAT del comprensorio del Gran Sasso ma legato a un borgo e a una tradizione casearia diversi.

Territorio di produzione

  • L'area di produzione è storicamente il comune di Castel del Monte, in provincia dell'Aquila, sull'altopiano di Campo Imperatore, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
  • I pascoli si trovano a quote comprese tra circa 1.200 e oltre 2.000 metri, dove le pecore si alimentano nei mesi estivi con essenze erbacee spontanee di alta quota.
  • La produzione resta legata a un numero limitato di pastori e piccoli caseifici che seguono ancora la pratica dell'alpeggio stagionale su Campo Imperatore.

Storia e documentazione

La produzione del canestrato a Castel del Monte è legata alla storia della pastorizia transumante abruzzese, che portava le greggi dai pascoli invernali della Puglia e del Tavoliere fino agli alpeggi estivi di Campo Imperatore.

Il Presidio Slow Food, attivo dai primi anni Duemila, è nato per sostenere un numero ristretto di pastori-casari che rischiavano di abbandonare una lavorazione impegnativa e poco remunerativa rispetto ai formaggi industriali.

Materie prime

  • Latte ovino crudo, prevalentemente di pecore di razza Sopravvissana e Gentile di Puglia, munte durante il pascolo estivo in altura.
  • Caglio in pasta di agnello o capretto, preparato artigianalmente, che conferisce al formaggio il caratteristico sapore piccante.
  • Sale, usato per la salatura a secco o in salamoia delle forme dopo l'estrazione dal canestro.

Lavorazione

  1. Il latte crudo appena munto viene riscaldato in caldaie e coagulato con il caglio in pasta, che agisce più rapidamente e in modo più marcato del caglio liquido.
  2. La cagliata viene rotta in grani piccoli, quasi a grandezza di chicco di riso, per favorire lo spurgo del siero.
  3. La pasta viene poi raccolta e pressata a mano nei canestri tradizionali di giunco o vimini, che imprimono sulla crosta la trama caratteristica e danno il nome al formaggio.
  4. Segue una fase di sgocciolamento e la salatura, a secco o in salamoia, prima dell'avvio della stagionatura.

Stagionatura

  • La stagionatura minima è di alcuni mesi per le forme da tavola più giovani, ma la caratteristica distintiva del prodotto è la lunga maturazione.
  • Le forme destinate al consumo come formaggio da grattugia stagionano fino a due anni, in ambienti freschi e poco ventilati, spesso in locali interrati o cantine di pietra dell'altopiano.
  • Durante la stagionatura le forme vengono periodicamente rivoltate e, in alcune produzioni, unte con olio per proteggere la crosta dagli insetti e limitare la disidratazione eccessiva.

Disciplinare

  • Il Canestrato di Castel del Monte è censito come PAT dalla Regione Abruzzo: la scheda di riconoscimento descrive l'uso del canestro tradizionale, il caglio in pasta e la lunga stagionatura come elementi caratterizzanti.
  • Il Presidio Slow Food, distinto dal riconoscimento PAT, applica un disciplinare di produzione più stringente concordato con i pastori aderenti, riguardante razze allevate, alimentazione al pascolo e metodo di caseificazione, ma non equivale a una certificazione DOP/IGP europea.

Utilizzo nella cucina tradizionale

  • Consumato giovane, si presta a essere tagliato in scaglie da abbinare a miele di montagna o confetture, secondo l'uso locale dei pastori.
  • Stagionato, viene grattugiato su primi piatti tradizionali come i maccheroni alla chitarra o le sagne e fagioli, in sostituzione o accanto al pecorino romano.
  • È presente nelle tavole della transumanza abruzzese come companatico, spesso servito con pane casereccio e salumi locali.

Conservazione

  • Le forme intere si conservano in un luogo fresco e asciutto; una volta tagliate vanno avvolte in carta traspirante e conservate in frigorifero.
  • Il formaggio molto stagionato tende a seccarsi ulteriormente se lasciato scoperto: va protetto con un panno leggermente umido se non consumato rapidamente.

Domande frequenti

Il Canestrato di Castel del Monte è una DOP?
No, è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) e un Presidio Slow Food: entrambi i riconoscimenti sono distinti dalla certificazione europea DOP, che tutela un altro formaggio, il Canestrato Pugliese.
Perché si chiama canestrato?
Perché la cagliata viene pressata a mano dentro canestri tradizionali di giunco o vimini, che imprimono sulla crosta la trama caratteristica visibile a maturazione conclusa.
Quanto stagiona il Canestrato di Castel del Monte?
Da alcuni mesi, per le forme più giovani da tavola, fino a due anni per le forme destinate al consumo come formaggio da grattugia, stagionate in locali freschi dell'altopiano.
Che differenza c'è con il Canestrato Pugliese DOP?
Il Canestrato Pugliese è una denominazione europea con disciplinare e area di produzione in Puglia; quello di Castel del Monte è un formaggio abruzzese legato a un solo comune dell'altopiano di Campo Imperatore, con un metodo simile nell'uso del canestro ma una storia e un'area completamente diverse.
Con quale latte si produce?
Con latte crudo di pecora, in particolare di razza Sopravvissana e Gentile di Puglia, munto durante il pascolo estivo sui pascoli d'alta quota di Campo Imperatore.

Fonti

  • Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) www.politicheagricole.it. Consultato il 10 agosto 2026.
  • Slow Food, Fondazione Slow Food per la Biodiversità — Presìdi Slow Food www.fondazioneslowfood.com. Consultato il 10 agosto 2026.
  • Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Prodotti tipici e tradizioni casearie del Parco www.gransassolagapark.it. Consultato il 10 agosto 2026.
  • Regione Abruzzo, Elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi www.regione.abruzzo.it. Consultato il 10 agosto 2026.
  • Università degli Studi di Teramo — Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali, Studi sui formaggi tradizionali abruzzesi e sulla biodiversità casearia appenninica www.unite.it. Consultato il 10 agosto 2026.

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