Cedro di Santa Maria del Cedro: l'agrume della Riviera dei Cedri
Il Cedro di Santa Maria del Cedro è l'agrume che dà il nome alla Riviera dei Cedri, fascia costiera tirrenica della provincia di Cosenza. Si coltiva tradizionalmente sotto pergolati che proteggono le piante dal vento e dal freddo, ed è impiegato candito, in liquore e nell'uso rituale ebraico legato alla festività del Sukkot.
Caratteristiche del prodotto
- Frutto di grandi dimensioni, buccia spessa e rugosa, ricca di olii essenziali.
- Polpa scarsa rispetto alla buccia, poco succosa e con semi.
- Coltivazione a pergola, tecnica tradizionale che protegge le piante dal vento marino e dal freddo.
- Raccolta scalare, con più cicli di fioritura e fruttificazione durante l'anno.
Territorio di produzione
- Riviera dei Cedri, fascia costiera tirrenica della provincia di Cosenza, con centro a Santa Maria del Cedro.
- Comuni limitrofi come Diamante, Belvedere Marittimo e Maierà.
Materie prime
- Cedri della varietà «Liscio di Diamante», tradizionalmente coltivata nell'area della Riviera.
Lavorazione
- Coltivazione a pergola, con pali di sostegno e reti frangivento a protezione delle piante.
- Raccolta manuale scalare durante diversi periodi dell'anno, secondo il ciclo di fioritura.
- Selezione dei frutti per uso alimentare, farmaceutico o rituale, secondo dimensione e integrità della buccia.
Stagionatura
- Non prevista per il frutto fresco.
- Nella lavorazione in canditi, la buccia viene messa sotto sale per diversi giorni prima della candimento vero e proprio.
Disciplinare
- Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Calabria, iscritto nell'elenco nazionale del MASAF.
- Non è coperto da una denominazione europea DOP o IGP: la tipicità è riconosciuta a livello di tradizione regionale.
- Parte della produzione è destinata all'esportazione per l'uso rituale ebraico del Sukkot, che richiede standard qualitativi specifici per l'etrog.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- Candito, come ingrediente di pasticceria e per il consumo diretto.
- Nella preparazione del liquore di cedro, ottenuto per infusione della buccia in alcol.
- In marmellate e conserve realizzate con la scorza e la scarsa polpa del frutto.
- Come frutto rituale (etrog) nella festività ebraica del Sukkot.
Conservazione
- A temperatura ambiente fresca, il frutto intero si conserva per diverse settimane grazie alla buccia spessa.
- I canditi si conservano a lungo in contenitori chiusi, al riparo dall'umidità.
Curiosità
La Riviera dei Cedri prende il nome proprio da questa coltivazione, diffusa lungo la costa tirrenica cosentina da lungo tempo.
La coltivazione a pergola è una tecnica distintiva dell'area, pensata per proteggere le piante, particolarmente sensibili al freddo, dal vento del mare.
Domande frequenti
- Perché il cedro si coltiva a pergola?
- La pianta di cedro è più sensibile al freddo e al vento rispetto ad altri agrumi: la struttura a pergola, con reti frangivento, protegge i rami e i frutti e ne consente la coltivazione lungo la costa tirrenica cosentina.
- Che legame ha con la festività ebraica del Sukkot?
- Parte della produzione della Riviera dei Cedri è destinata all'uso rituale come etrog, uno dei quattro simboli vegetali della festività, per il quale sono richiesti standard di integrità e forma del frutto.
- Si mangia fresco?
- La polpa è scarsa e poco succosa, per cui il cedro si utilizza soprattutto per la buccia, ricca di olii essenziali: candita, in liquore o in conserve, più che come frutto da consumare fresco.
Fonti
- Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — www.politicheagricole.it. Consultato il 02 agosto 2026.
- Regione Calabria, Agricoltura e produzioni agroalimentari di qualità della Calabria — www.regione.calabria.it. Consultato il 02 agosto 2026.
- Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Voci enciclopediche di gastronomia e prodotti alimentari italiani — www.treccani.it. Consultato il 02 agosto 2026.
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