TriesteDolce pasqualePane lievitato

Pinza triestina: il pane dolce di Pasqua di Trieste

La pinza è un pane dolce lievitato tipico di Trieste, profumato con rum e scorza di limone, riconoscibile per i tre tagli a raggiera incisi sulla superficie prima della cottura. È il dolce pasquale per eccellenza della città, con una lievitazione lunga che gli conferisce una mollica soffice e leggermente filante.

Pinza triestina, pane dolce di Pasqua con incisioni a raggiera sulla crosta
Pinza triestina appena sfornata, con i tre tagli a raggiera ben aperti.
Origine
Trieste
Regione
Friuli Venezia Giulia
Categoria
Pane dolce lievitato
Ricetta tradizionale

Ricetta tradizionale della pinza triestina

Ingredienti e procedimento per 8 persone.

8 porzioniPrep 30 minCottura 30 min

Ingredienti

Per 8 persone

  • 500 g di farina 00
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di burro
  • 3 uova
  • 150 ml di latte tiepido
  • 25 g di lievito di birra fresco
  • Scorza grattugiata di un limone
  • 2 cucchiai di rum
  • Un pizzico di sale
  • 1 tuorlo per spennellare

Preparazione

  1. Sciogliere il lievito nel latte tiepido con un cucchiaio di zucchero e lasciare riposare dieci minuti.

  2. Impastare la farina con lo zucchero, il sale, le uova, il burro morbido, la scorza di limone, il rum e il latte lievitato fino a un impasto liscio ed elastico.

  3. Lasciare lievitare l'impasto coperto in luogo tiepido per almeno tre ore, finché raddoppia di volume.

  4. Dividere l'impasto in porzioni e dare loro una forma tonda, disponendole in pirottini di carta o su una teglia.

  5. Lasciare lievitare ancora per un'ora, poi incidere sulla superficie tre tagli a raggiera con una lametta.

  6. Spennellare con il tuorlo sbattuto e cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per circa venticinque-trenta minuti, finché è dorata.

  7. Lasciare raffreddare prima di servire

La versione tradizionale prevede
  • farina 00
  • zucchero
  • burro
  • 3 uova
  • latte tiepido
  • lievito di birra fresco
Cosa non prevede
  • Ripieno di frutta secca o cioccolato, estraneo alla ricetta della pinza
  • Glassa di zucchero sulla superficie, non prevista nella versione tradizionale
Storia e origine

Il pane della Pasqua triestina

La pinza appartiene alla tradizione dei pani dolci pasquali diffusi in molte aree dell'Adriatico orientale, con parentele in preparazioni simili della costa istriana e dalmata, legate all'antica comunità italiana e ai contatti commerciali del porto di Trieste.

A differenza di gubana, presnitz e putizza, la pinza non ha un ripieno: è un impasto lievitato a lungo, arricchito di uova, burro e aromi, la cui caratteristica distintiva sono i tre tagli praticati sulla superficie prima della cottura, che si aprono a raggiera durante la lievitazione finale e la cottura in forno.

Le caratteristiche in breve

Forma a cupola, ottenuta cuocendo l'impasto in pirottino di carta o stampo basso.
Tre tagli a raggiera incisi sulla superficie prima della lievitazione finale, che si aprono in cottura.
Mollica soffice, leggermente filante, dal colore giallo per la presenza di uova e burro.
Aroma dominante di rum e scorza di limone, senza canditi né frutta secca nell'impasto.

Domande frequenti

Perché la pinza ha tre tagli sulla superficie?

L'incisione a raggiera è la caratteristica distintiva del dolce: si apre durante la lievitazione finale e la cottura, dando alla pinza la sua forma riconoscibile a cupola.

La pinza ha un ripieno come la gubana?

No: a differenza di gubana, presnitz e putizza, la pinza è un impasto lievitato semplice, aromatizzato con rum e scorza di limone, senza farcitura di frutta secca.

Come si conserva la pinza dopo la cottura?

A temperatura ambiente, avvolta in un canovaccio, per due o tre giorni; trascorso questo periodo tende a seccarsi, per la mancanza di un ripieno che ne mantenga l'umidità.

Fonti

Fonti e verifica editoriale
  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Agroalimentare, produzioni tradizionali e denominazioni regionali www.regione.fvg.it. Consultato il 02 agosto 2026.
  • Accademia Italiana della Cucina, Ricettario delle cucine regionali italiane www.accademiaitalianadellacucina.it. Consultato il 02 agosto 2026.

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Ultima revisione editoriale: 02 agosto 2026.