TriesteZuppa invernaleEredità mitteleuropea

Jota triestina: la zuppa di crauti e fagioli

La jota è la zuppa invernale più rappresentativa di Trieste e del Carso: crauti, fagioli, patate e carni di maiale affumicate, spesso costine o cotenna, cotti a lungo e legati con un soffritto di farina tostata. La componente acida dei crauti è l'elemento che la distingue dalle minestre di legumi delle altre regioni italiane.

Jota triestina, zuppa di crauti e fagioli servita calda con costine affumicate
Jota triestina servita in una ciotola con costine di maiale.
Origine
Trieste
Regione
Friuli Venezia Giulia
Categoria
Primo piatto
Formati
Crauti, fagioli, carni affumicate
Ricetta tradizionale

Ricetta tradizionale della jota triestina

Ingredienti e procedimento per 4 persone.

4 porzioniPrep 20 minCottura 2h

Ingredienti

Per 4 persone

  • 400 g di crauti già fermentati
  • 250 g di fagioli secchi, ammollati
  • 2 patate medie
  • 300 g di costine di maiale affumicate
  • 1 spicchio d'aglio, alloro
  • 2 cucchiai di farina, strutto o olio per il soffritto
  • Sale, pepe q.b.

Preparazione

  1. Cuocere i fagioli ammollati in acqua non salata con l'alloro fino a renderli teneri.

  2. In una pentola a parte, stufare i crauti con un filo d'olio e poca acqua per circa trenta minuti.

  3. Lessare le costine affumicate in acqua fino a renderle morbide, conservando il liquido di cottura.

  4. Unire fagioli, crauti, patate a tocchetti e le costine con il loro liquido di cottura in un'unica pentola; portare a bollore e cuocere finché le patate sono cotte.

  5. Preparare un soffritto tostando la farina in poco strutto o olio con l'aglio fino a colorire; versarlo nella zuppa per legarla.

  6. Cuocere ancora una decina di minuti mescolando, regolare di sale e pepe e servire ben calda.

La versione tradizionale prevede
  • crauti già fermentati
  • fagioli secchi, ammollati
  • medie
  • costine di maiale affumicate
  • d'aglio, alloro
  • farina, strutto o olio per il soffritto
Cosa non prevede
  • Pomodoro
  • Panna o besciamella
  • Cavolo cappuccio fresco al posto dei crauti fermentati
Storia e origine

Un piatto di confine fra cucina slovena e mitteleuropea

La jota affonda le radici nella cucina contadina del Carso, area di confine linguistico e culturale fra mondo italiano, sloveno e mitteleuropeo, dove crauti e legumi erano alimenti conservabili per l'inverno.

Il nome deriva dal termine sloveno per la stessa preparazione ed è entrato stabilmente nel dialetto e nella cucina cittadina di Trieste, città in cui la zuppa ha assunto una forma codificata con l'aggiunta delle carni suine affumicate.

Le caratteristiche in breve

Consistenza densa, quasi cremosa per l'amido dei fagioli e delle patate.
Nota acidula data dai crauti, elemento distintivo rispetto alle altre zuppe di legumi italiane.
Presenza di carni di maiale affumicate, spesso costine o cotenna.
Legata con un soffritto di farina tostata in grasso di maiale.

Domande frequenti

Perché la jota ha un sapore acidulo?

L'acidità viene dai crauti, cavolo cappuccio fermentato tipico della conservazione invernale mitteleuropea, che nella jota si stufano insieme a fagioli e patate.

Jota triestina e jota carsolina sono la stessa cosa?

Sono varianti della stessa zuppa: la ricetta di base è condivisa fra Trieste e il Carso, con differenze nella proporzione tra crauti e fagioli e nel tipo di carne affumicata utilizzata.

La jota migliora se riscaldata il giorno dopo?

Sì: come molte zuppe di legumi, la jota guadagna sapore riposando una notte in frigorifero, perché i sapori di crauti, fagioli e carni affumicate si amalgamano meglio.

Fonti

Fonti e verifica editoriale
  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Agroalimentare, produzioni tradizionali e denominazioni regionali www.regione.fvg.it. Consultato il 02 agosto 2026.
  • Accademia Italiana della Cucina, Ricettario delle cucine regionali italiane www.accademiaitalianadellacucina.it. Consultato il 02 agosto 2026.
  • Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Voci enciclopediche di gastronomia e prodotti alimentari italiani www.treccani.it. Consultato il 02 agosto 2026.

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Ultima revisione editoriale: 02 agosto 2026.