Fagiolina del Trasimeno: il legume etrusco delle rive del lago

La Fagiolina del Trasimeno è un legume dal seme minuscolo, appartenente alla specie Vigna unguiculata e non al genere Phaseolus, coltivato sulle rive del lago Trasimeno, in provincia di Perugia.

Fagiolina del Trasimeno, Presidio Slow Food umbro dal seme piccolo e colorato
Fagiolina del Trasimeno, legume dal seme minuscolo in diverse colorazioni coltivato sulle rive del lago.

Caratteristiche del prodotto

  • Seme di dimensioni molto ridotte, tra i più piccoli tra i legumi coltivati in Italia, appartenente alla specie Vigna unguiculata e non al genere Phaseolus a cui appartiene la maggior parte dei fagioli comuni.
  • Colorazioni diverse — bianca, rossa, nera, screziata — spesso coltivate insieme nello stesso campo secondo la pratica tradizionale della semina promiscua tramandata dai produttori del Trasimeno.
  • Buccia sottilissima, che si scioglie quasi completamente in cottura conferendo alla zuppa una consistenza densa e vellutata senza bisogno di frullatura.
  • Pianta rampicante che tradizionalmente veniva fatta arrampicare sulle canne o su altre colture di sostegno negli orti rivieraschi del lago.

Differenze dal prodotto generico

  • A differenza della maggior parte dei fagioli coltivati in Italia, che appartengono al genere Phaseolus originario delle Americhe, la Fagiolina del Trasimeno appartiene alla specie Vigna unguiculata, diffusa in Africa e Asia fin dall'antichità.
  • Rispetto al Fagiolo cioppo di Trevi, altro legume PAT umbro, la Fagiolina ha seme molto più piccolo e appartiene a un genere botanico diverso.

Territorio di produzione

  • L'area storica di coltivazione è la fascia rivierasca del lago Trasimeno, in particolare i comuni di Castiglione del Lago, Panicale, Magione e Città della Pieve, in provincia di Perugia.
  • I terreni sabbiosi e limosi delle rive del lago, poveri di argilla, si sono rivelati storicamente favorevoli a questa coltura, che ha attecchito laddove altre colture cerealicole rendevano meno.
  • Il Presidio Slow Food riunisce un ristretto gruppo di produttori del territorio, impegnati nella conservazione della semente locale a fronte del rischio di erosione genetica legato all'abbandono della coltivazione tradizionale nel corso del Novecento.

Storia e documentazione

La tradizione orale e alcuni studi etnobotanici locali attribuiscono alla Fagiolina del Trasimeno origini antiche, riconducibili all'epoca etrusca e romana, prima dell'introduzione in Europa dei fagioli americani del genere Phaseolus dopo il 1492: per questo è considerata tra i pochi legumi «pre-colombiani» ancora coltivati in Italia.

Nel corso del Novecento la sua coltivazione si è progressivamente ridotta, soppiantata da varietà di fagiolo comune più produttive, fino a rischiare la scomparsa; il recupero è avvenuto grazie all'azione di piccoli produttori locali e al riconoscimento come Presidio Slow Food.

Materie prime

  • Seme di Vigna unguiculata dell'ecotipo trasimeno, mantenuto di anno in anno dai produttori aderenti al Presidio Slow Food attraverso l'autoproduzione della semente.
  • Terreni sabbioso-limosi della fascia rivierasca del lago Trasimeno, poveri di sostanza organica ma adatti a questa coltura poco esigente.

Lavorazione

  1. La semina avviene in tarda primavera; la pianta, di portamento rampicante o semi-rampicante, viene tradizionalmente sostenuta con canne o pali.
  2. La raccolta dei baccelli avviene in modo scalare tra fine estate e inizio autunno, spesso ancora a mano per la piccola dimensione del seme.
  3. Dopo l'essiccazione, il seme viene sgranato e selezionato per colore o lasciato misto secondo la tradizione della semina promiscua.

Stagionatura

  • Non prevede stagionatura: il legume si consuma secco dopo l'essiccazione, oppure fresco appena raccolto in una finestra stagionale molto breve a fine estate.

Disciplinare

  • La Fagiolina del Trasimeno non ha alcuna certificazione europea DOP o IGP: è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Umbria e un Presidio Slow Food, che stabilisce un proprio disciplinare di produzione interno per i produttori aderenti, senza però costituire un riconoscimento europeo di indicazione geografica.
  • Il disciplinare del Presidio prevede la conservazione della semente locale, l'esclusione di varietà commerciali sostitutive e pratiche colturali a basso impatto nell'area del Trasimeno.

Utilizzo nella cucina tradizionale

  • L'uso più noto è la zuppa di fagiolina del Trasimeno, cotta lentamente con olio extravergine, aglio, pomodoro e servita su crostini di pane casereccio.
  • Si presta anche a insalate fredde estive, condita con olio, cipolla rossa e verdure dell'orto, sfruttando la sua rapida cottura.
  • Nella cucina locale accompagna talvolta il pesce di lago, in preparazioni che uniscono i due prodotti simbolo del territorio trasimeno.

Piatti tipici preparati con questo prodotto

Conservazione

  • Il seme secco si conserva in luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce, in contenitori chiusi, mantenendo qualità organolettiche buone per diversi mesi dopo il raccolto.
  • La fagiolina fresca, disponibile solo per una breve finestra a fine estate, va consumata entro pochi giorni dalla raccolta oppure surgelata dai produttori locali per un uso successivo.

Domande frequenti

La Fagiolina del Trasimeno è davvero un fagiolo?
Botanicamente no: appartiene alla specie Vigna unguiculata, diversa dal genere Phaseolus a cui appartengono i fagioli comuni come il borlotto o il cannellino, anche se nell'uso comune viene chiamata «fagiolina».
Perché si dice che precede la scoperta dell'America?
Perché la sua specie, Vigna unguiculata, era già coltivata in Italia prima del 1492, a differenza dei fagioli del genere Phaseolus, originari delle Americhe e arrivati in Europa solo dopo.
È un prodotto DOP o IGP?
No, non ha alcuna certificazione europea: è un PAT della Regione Umbria e un Presidio Slow Food.
Perché ha colori diversi nello stesso sacchetto?
Perché tradizionalmente viene coltivata in semina promiscua, seminando insieme più varietà (bianca, rossa, nera, screziata) nello stesso appezzamento, secondo la pratica tramandata dai produttori del Trasimeno.
Va messa in ammollo prima di cucinarla?
Grazie alla buccia sottilissima richiede tempi di ammollo e cottura più brevi rispetto ai fagioli comuni, e alcuni produttori la propongono anche senza ammollo per le versioni più fresche.

Fonti

  • Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) www.politicheagricole.it. Consultato il 11 agosto 2026.
  • Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Presìdi Slow Food italiani www.fondazioneslowfood.com. Consultato il 11 agosto 2026.
  • Regione Umbria, Elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali umbri www.regione.umbria.it. Consultato il 11 agosto 2026.
  • Comune di Castiglione del Lago, Fagiolina del Trasimeno e tradizioni orticole del territorio lacustre www.comune.castiglione-del-lago.pg.it. Consultato il 11 agosto 2026.

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