Farro di Monteleone di Spoleto: l'unica DOP italiana del farro

Il Farro di Monteleone di Spoleto DOP è l'unica denominazione DOP italiana per il farro.

Farro di Monteleone di Spoleto DOP, prodotti agricoli in Umbria
Spighe di Farro di Monteleone di Spoleto DOP sull'altopiano umbro.

Caratteristiche del prodotto

  • Cereale appartenente alla specie Triticum dicoccum, comunemente detto farro medio, distinto sia dal farro piccolo (Triticum monococcum) sia dal farro grande (Triticum spelta).
  • Cariosside vestita, cioè avvolta dalle glumette anche dopo la trebbiatura, che richiede un passaggio di decorticazione prima del consumo.
  • Sapore rustico e leggermente nocciolato, con una consistenza al dente che resiste bene a cotture prolungate come quelle delle zuppe.
  • Resa per ettaro contenuta rispetto ai frumenti moderni, coerente con una coltivazione estensiva e poco intensiva tipica dell'altopiano.

Differenze dal prodotto generico

  • È l'unica DOP italiana per il farro: le altre denominazioni note, come il Farro della Garfagnana, sono registrate come IGP e riguardano un'area e un ecotipo diversi in Toscana.
  • Si distingue dal farro piccolo (Triticum monococcum) e dal farro grande o spelta (Triticum spelta) per l'appartenenza alla specie intermedia Triticum dicoccum, da cui il nome comune di 'farro medio'.

Territorio di produzione

  • L'area di produzione è circoscritta al territorio del comune di Monteleone di Spoleto, in provincia di Perugia, su un altopiano appenninico collocato a oltre 700 metri di altitudine.
  • I terreni, di natura calcarea e poco profondi, e il clima appenninico con inverni rigidi limitano la scelta colturale e favoriscono cereali rustici come il farro rispetto al grano tenero.
  • La coltivazione tradizionale avviene spesso in rotazione con leguminose o in policoltura, secondo pratiche agronomiche a basso impiego di input chimici che il disciplinare riconosce come parte del legame con il territorio.

Storia e documentazione

Il farro è uno dei cereali più antichi coltivati nell'area appenninica umbra, dove per secoli ha rappresentato, insieme ad altri cereali rustici, la base dell'alimentazione delle comunità montane di Monteleone di Spoleto.

La sua sopravvivenza in un'epoca di diffusione dei frumenti moderni è legata proprio alla marginalità agronomica dell'altopoiano, poco adatto a colture più esigenti, e alla capacità del farro di adattarsi a suoli poveri e climi rigidi.

Materie prime

  • Seme di Triticum dicoccum di ecotipi locali, adattati nel tempo alle condizioni pedoclimatiche dell'altopiano di Monteleone di Spoleto.
  • Nessun apporto ulteriore: il prodotto tutelato è la cariosside di farro, decorticata secondo le fasi previste dal disciplinare.

Lavorazione

  1. La semina avviene in autunno, secondo la pratica cerealicola tradizionale dell'area, con cicli vegetativi che sfruttano le piogge invernali e primaverili dell'altopiano.
  2. La mietitura e la trebbiatura si effettuano in estate; a differenza dei frumenti nudi, la trebbiatura del farro lascia la cariosside ancora avvolta dalle glumette.
  3. Segue la decorticazione, un passaggio meccanico che separa le glumette dalla cariosside, necessario per rendere il farro pronto al consumo o alla molitura.
  4. Una parte della produzione viene inoltre macinata per ottenere farina o semola di farro, impiegata in preparazioni da forno locali.

Stagionatura

  • Non essendo un prodotto sottoposto a maturazione dopo la lavorazione, per il farro si parla di conservazione della cariosside decorticata piuttosto che di stagionatura.
  • Una decorticazione ben condotta e un'umidità residua contenuta sono le condizioni che permettono una conservazione prolungata del chicco senza perdita di qualità organolettica.
  • Il farro decorticato, se conservato correttamente, mantiene inalterate le sue caratteristiche di cottura per diversi mesi.

Disciplinare

  • Il disciplinare della DOP individua l'area di produzione nel territorio del comune di Monteleone di Spoleto e definisce il farro ammesso come appartenente alla specie Triticum dicoccum.
  • Sono stabilite le pratiche agronomiche tradizionali riconosciute (rotazioni, basso impiego di fertilizzanti di sintesi) e i requisiti della cariosside decorticata ai fini della commercializzazione a marchio DOP.
  • Il Farro di Monteleone di Spoleto è, a oggi, l'unica denominazione italiana di farro registrata come DOP, mentre altre denominazioni di farro italiane, come quella della Garfagnana, sono registrate come IGP.

Come riconoscere il prodotto autentico

  • Il marchio DOP in etichetta, con il riferimento a Monteleone di Spoleto, è l'unico elemento che garantisce formalmente la provenienza e la specie botanica corretta.
  • La cariosside integra, di colore bruno-dorato, con un profilo leggermente allungato tipico del Triticum dicoccum, è coerente con le caratteristiche descritte dal disciplinare.

Utilizzo nella cucina tradizionale

  • È l'ingrediente base della zuppa di farro, piatto tradizionale dell'Appennino umbro cotto a lungo con legumi e verdure di stagione.
  • Rientra nella preparazione dell'imbrecciata, zuppa umbra a base di più legumi e cereali, tra cui il farro, tipica della tradizione contadina locale.
  • Decorticato, si presta anche a insalate fredde estive e a minestre più leggere, mentre macinato dà farine impiegate in preparazioni da forno rustiche.

Piatti tipici preparati con questo prodotto

Conservazione

  • Il farro decorticato va conservato in luogo asciutto, al riparo dalla luce e dall'umidità, in contenitori chiusi ermeticamente.
  • Cotto, si conserva in frigorifero per alcuni giorni, ben coperto, per essere reimpiegato in insalate o minestre.

Curiosità

Monteleone di Spoleto, oltre che per il farro, è noto per il ritrovamento archeologico del celebre carro etrusco bronzeo, oggi conservato al Metropolitan Museum di New York, segno di un insediamento antico legato proprio a queste terre alte.

Il termine 'farro medio' usato per il Triticum dicoccum lo colloca a metà tra il più piccolo monococco e il più grande spelta, una distinzione botanica spesso ignorata nel linguaggio comune che chiama 'farro' indistintamente tutte e tre le specie.

Domande frequenti

Perché il Farro di Monteleone di Spoleto è considerato l'unica DOP italiana del farro?
Perché, tra le denominazioni di farro registrate a livello europeo, è l'unica classificata come DOP; altre denominazioni note, come il Farro della Garfagnana, sono registrate come IGP.
Che specie botanica è il Farro di Monteleone di Spoleto?
È Triticum dicoccum, detto farro medio, distinto sia dal farro piccolo (Triticum monococcum) sia dal farro grande o spelta (Triticum spelta).
Perché il farro decorticato richiede una lavorazione in più rispetto al grano comune?
Perché la cariosside del farro resta avvolta dalle glumette anche dopo la trebbiatura: serve quindi un passaggio di decorticazione per renderla pronta al consumo o alla molitura.
In quali piatti tradizionali umbri si usa il Farro di Monteleone di Spoleto?
Nella zuppa di farro dell'Appennino umbro e nell'imbrecciata, la zuppa tradizionale a base di più cereali e legumi tipica dell'area di Monteleone di Spoleto.

Fonti

  • Commissione Europea — eAmbrosia, Registro delle indicazioni geografiche dell'Unione Europea ec.europa.eu. Consultato il 08 agosto 2026.
  • Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Prodotti DOP, IGP e STG — elenco e disciplinari www.politicheagricole.it. Consultato il 08 agosto 2026.
  • Regione Umbria, Prodotti agroalimentari DOP e IGP dell'Umbria www.regione.umbria.it. Consultato il 08 agosto 2026.
  • Camera di Commercio dell'Umbria, Farro di Monteleone di Spoleto DOP: unica DOP italiana del farro www.umbria.camcom.it. Consultato il 08 agosto 2026.
  • Consorzio di Tutela del Farro di Monteleone di Spoleto, Disciplinare di produzione e area di coltivazione www.comune.monteleonedispoleto.pg.it. Consultato il 08 agosto 2026.

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