Roveja di Civita di Cascia: il legume antico dell'alta Valnerina
La roveja di Civita di Cascia è un legume antico appartenente alla specie Pisum sativum subsp. arvense, simile a un piccolo pisello screziato di verde, marrone e grigio, coltivato tradizionalmente negli altipiani carsici intorno a Civita di Cascia, in alta Valnerina.
Caratteristiche del prodotto
- Piccolo legume rotondo, di dimensioni inferiori al pisello comune, con una superficie screziata in tonalità che vanno dal verde al marrone al grigio, mai uniforme.
- Pianta rustica e rampicante, adatta ai terreni poveri e sassosi degli altipiani carsici, con un ciclo vegetativo primaverile legato alle basse temperature notturne dell'alta Valnerina.
- Sapore terroso e leggermente amarognolo, più marcato di quello del pisello comune, che si ammorbidisce con la cottura prolungata.
- Buccia sottile ma consistente, che richiede un ammollo di diverse ore prima della cottura per reidratarsi correttamente.
Differenze dal prodotto generico
- Si distingue dal pisello comune per le dimensioni più piccole, la buccia screziata e il sapore più deciso e terroso, oltre che per l'appartenenza a una sottospecie diversa, Pisum sativum subsp. arvense.
- Rispetto alla cicerchia, altro legume antico dell'Appennino umbro-marchigiano, la roveja ha forma tondeggiante anziché angolosa e un ciclo di coltivazione differente, legato agli altipiani carsici più che ai terreni collinari.
- A differenza della fagiolina del Trasimeno, altro legume umbro di nicchia, la roveja cresce in aree di montagna interna e non nella pianura lacustre.
Territorio di produzione
- La coltivazione è concentrata intorno alla frazione di Civita, nel comune di Cascia, sugli altipiani carsici dell'alta Valnerina a un'altitudine che favorisce un microclima fresco e ventilato.
- I terreni di coltivazione, poveri di sostanza organica e con scarsa disponibilità idrica, sono considerati marginali per la maggior parte delle colture ma storicamente adatti alla roveja, pianta rustica per definizione.
- Negli ultimi decenni la coltivazione si è ridotta a poche decine di produttori, riuniti in gran parte attorno al Presidio Slow Food nato per sostenerne la sopravvivenza.
Storia e documentazione
La roveja appartiene a una specie di pisello selvatico coltivato in Italia centrale fin dall'epoca medievale come alimento povero, adatto ai terreni marginali di montagna dove altri legumi faticavano a crescere.
Nel corso del Novecento la coltivazione è progressivamente diminuita, soppiantata da legumi più produttivi e da colture più redditizie, fino a rischiare la scomparsa negli anni Novanta.
Il recupero è avvenuto grazie all'iniziativa di alcuni agricoltori di Civita di Cascia che hanno conservato il seme originario, sostenuti successivamente dal progetto del Presidio Slow Food che ne ha rilanciato la coltivazione e la commercializzazione.
Materie prime
- Seme di roveja, ecotipo locale tramandato di anno in anno dagli agricoltori della zona attraverso l'autoproduzione del seme, pratica che ha permesso la conservazione della varietà.
- Nessun input di sintesi rilevante nella coltivazione tradizionale, condotta secondo pratiche estensive a basso impatto sui terreni marginali dell'altopiano.
Lavorazione
- La semina avviene in primavera, direttamente in campo, sfruttando l'umidità residua dei terreni carsici dopo lo scioglimento delle nevi invernali.
- La raccolta, tradizionalmente manuale, avviene quando i baccelli sono giunti a completa maturazione e iniziano a essiccare sulla pianta.
- Dopo la raccolta i baccelli vengono essiccati al sole e successivamente sgranati per separare i semi, che vengono ulteriormente asciugati prima della conservazione.
- I semi essiccati vengono selezionati a mano per eliminare eventuali baccelli residui, terra o semi danneggiati prima della vendita o dell'uso domestico.
Stagionatura
- La roveja non subisce stagionatura ma essiccazione naturale: i semi vengono fatti asciugare completamente al sole o in locali ben ventilati fino a raggiungere un'umidità residua molto bassa.
- L'essiccazione corretta è la condizione essenziale per la conservazione del legume nel tempo, permettendo di mantenerlo per mesi senza perdita significativa di qualità.
- Prima della cottura richiede un ammollo prolungato, spesso per una notte intera, necessario a reidratare la buccia sottile ma coriacea del seme essiccato.
Disciplinare
- La roveja di Civita di Cascia è inserita nell'elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali del MASAF su segnalazione della Regione Umbria.
- È inoltre un Presidio Slow Food, che riunisce un gruppo di produttori aderenti a un disciplinare interno promosso dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, finalizzato a tutelare il seme originario, i metodi di coltivazione tradizionali e l'area storica di produzione.
- Il Presidio non equivale a una DOP o IGP europea: si tratta di un marchio di garanzia privato legato a un progetto di tutela della biodiversità agricola, distinto dalle certificazioni europee di origine.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- Il piatto più rappresentativo è la vellutata di roveja, una crema ottenuta cuocendo a lungo i semi ammollati e passandoli fino a ottenere una consistenza morbida, spesso servita con crostini e un filo d'olio.
- Si utilizza anche in zuppe miste con altri legumi o cereali dell'Appennino umbro, come il farro di Monteleone di Spoleto.
- Alcuni ristoratori locali la propongono come contorno in umido, abbinata a carni saporite come il cinghiale, per bilanciarne la sapidità con la nota amarognola del legume.
Piatti e specialità correlate
Conservazione
- Il seme essiccato si conserva per mesi in un contenitore ermetico, in luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce diretta.
- Dopo l'ammollo va cotto entro poche ore; una volta cucinata, la vellutata si conserva in frigorifero per due o tre giorni in un contenitore chiuso.
- È possibile congelare la vellutata già preparata, che mantiene consistenza e sapore una volta scongelata e riscaldata a fuoco lento.
Domande frequenti
- Che cos'è la roveja di Civita di Cascia?
- È un legume antico simile a un piccolo pisello selvatico screziato, appartenente alla sottospecie Pisum sativum subsp. arvense, coltivato tradizionalmente sugli altipiani carsici intorno a Civita, frazione di Cascia, in alta Valnerina.
- La roveja è un Presidio Slow Food?
- Sì, oltre a essere un Prodotto Agroalimentare Tradizionale riconosciuto dal MASAF, la roveja di Civita di Cascia è un Presidio Slow Food nato per salvare dall'abbandono questa coltivazione e il relativo seme locale.
- Come si cucina la roveja?
- Va messa in ammollo per diverse ore o per una notte, poi cotta a lungo; il piatto più tipico è la vellutata di roveja, servita con crostini e un filo d'olio extravergine.
- In cosa si differenzia dalla cicerchia?
- La roveja ha forma tondeggiante e appartiene a una sottospecie del pisello, mentre la cicerchia è un legume di forma angolosa appartenente a un genere diverso (Lathyrus); entrambe sono colture antiche dell'Appennino centrale ma con origini botaniche distinte.
- Perché la coltivazione della roveja rischiava di scomparire?
- Perché nel corso del Novecento è stata progressivamente abbandonata a favore di legumi più produttivi e di colture più redditizie sui terreni marginali dell'alta Valnerina, fino a essere recuperata da un ristretto gruppo di agricoltori locali.
Fonti
- Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — www.politicheagricole.it. Consultato il 11 agosto 2026.
- Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Presidi Slow Food dell'Umbria — www.fondazioneslowfood.com. Consultato il 11 agosto 2026.
- Comune di Cascia, Prodotti agricoli tradizionali della Valnerina castana — www.comune.cascia.pg.it. Consultato il 11 agosto 2026.
- Regione Umbria, Prodotti agroalimentari tradizionali umbri — www.regione.umbria.it. Consultato il 11 agosto 2026.
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