Farina di Castagne della Lunigiana DOP
Farina dolce ottenuta da castagne essiccate nei metati con fuoco di legna nei comuni della Lunigiana, in provincia di Massa-Carrara: base storica di castagnaccio, pattona e polenta dolce.
Vai alla scheda →I prodotti agricoli della tradizione italiana: specialità regionali, ingredienti distintivi e ricette che raccontano il territorio.
Farina dolce ottenuta da castagne essiccate nei metati con fuoco di legna nei comuni della Lunigiana, in provincia di Massa-Carrara: base storica di castagnaccio, pattona e polenta dolce.
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Pomodoro pelato dell'ecotipo San Marzano coltivato nell'Agro Sarnese-Nocerino (Salerno, Napoli, Avellino). DOP dell'Unione Europea dal 1996.
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«Sfusato amalfitano»: limone dell'ecotipo tipico della Costiera Amalfitana (provincia di Salerno). IGP dell'Unione Europea dal 2001.
Vai alla scheda →Varietà storica di grano tenero di montagna coltivata sopra i 700 m nelle valli abruzzesi. Farina impiegata per pane, pasta e pizza scima. Presidio Slow Food, PAT.
Vai alla scheda →Tuber melanosporum e tuber aestivum raccolti nelle aree collinari e montane dell'Aquilano e del Chietino: uno dei territori italiani di maggiore vocazione tartufigena.
Vai alla scheda →Mieli monoflora e millefiori prodotti nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: acacia, sulla, castagno, tiglio, millefiori di alta montagna.
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Piccolo pomodoro allungato coltivato sulle pendici del Vesuvio, conservato appeso in caratteristici piennoli intrecciati.
Vai alla scheda →Piccolo pomodoro pugliese conservato appeso in grappoli ("a ramuscello") dall'estate all'inverno: piatto pugliese in versione essiccata.
Vai alla scheda →Riso coltivato nelle terre salmastre del Delta, fra Emilia-Romagna e Veneto: chicco grande, ricco di amido e con buona tenuta in cottura.
Vai alla scheda →Porcino raccolto nei boschi dell'Appennino fra Parma e la Lunigiana toscana: primo fungo spontaneo europeo a ottenere l'IGP.
Vai alla scheda →Tuber magnatum raccolto nei boschi dell'Alto Molise: il Molise è fra le prime regioni italiane per raccolta di tartufi, con San Pietro Avellana come centro storico della cerca.
Vai alla scheda →Triticum dicoccum coltivato nelle aree interne molisane: cereale vestito, rustico e resistente, usato in minestre, zuppe di legumi e pani rustici.
Vai alla scheda →Olio ottenuto dalla spremitura dei gherigli di noce tostati, di colore ambrato e gusto intenso: in una regione senza olivi era il condimento crudo delle insalate e delle verdure.
Vai alla scheda →Mieli uniflorali e millefiori prodotti nelle aree interne del Pollino e dell'Appennino lucano, da fioriture spontanee di alta quota.
Vai alla scheda →Radice di Glycyrrhiza glabra coltivata e spontanea sulla fascia ionica: si consuma come radice fresca o essiccata e come estratto puro in pastiglie.
Vai alla scheda →Merluzzo essiccato importato dal Nord Europa e ammollato nelle acque sorgive di Mammola, nella Locride: la lavorazione locale ne definisce consistenza e sapore.
Vai alla scheda →Porcino raccolto nei boschi di faggio e castagno del Monte Antola, nell'entroterra genovese: essiccato o fresco, arricchisce sughi, ripieni e brasati liguri.
Vai alla scheda →Miele uniflorale ottenuto dalla fioritura della sulla, leguminosa coltivata sui terrazzamenti liguri: colore chiaro e aroma delicato.
Vai alla scheda →Mieli uniflorali e millefiori prodotti nella provincia di Varese, tra Prealpi e laghi prealpini, da fioriture spontanee locali.
Vai alla scheda →Tuber melanosporum raccolto nei boschi della Valnerina tra Norcia e Spoleto, disponibile da fine autunno a inverno inoltrato: uno dei tartufi più pregiati d'Italia, base della norcineria d'eccellenza.
Vai alla scheda →Farro monococco coltivato sull'altopiano di Monteleone di Spoleto, a oltre 900 metri di quota, con metodi tradizionali privi di trattamenti chimici: cereale antico riscoperto negli ultimi decenni.
Vai alla scheda →Miele millefiori e monoflora (acacia, castagno, sulla) prodotto dagli apicoltori dei versanti umbri dei Monti Sibillini, nella Valnerina: raccolto in un territorio di grande biodiversità floreale.
Vai alla scheda →Miele raro dalla caratteristica nota amara, prodotto in autunno dalla fioritura del corbezzolo nelle macchie della Barbagia e della Gallura: accompagna le seadas.
Vai alla scheda →Miele chiarissimo e delicato prodotto in primavera dalla fioritura dell'asfodelo nei pascoli sardi: cristallizza finemente ed è tra i mieli più tipici dell'isola.
Vai alla scheda →Riso semifino coltivato nella pianura veronese grazie alle acque di risorgiva, dai chicchi che rilasciano molto amido: la varietà ideale per i risotti all'onda come i risi e bisi.
Vai alla scheda →Antica varietà di mais dai chicchi perlacei coltivata nella pianura fra Treviso e Venezia, recuperata dall'estinzione: dà una polenta bianca dal sapore delicato, diversa dalla polenta gialla comune.
Vai alla scheda →Farina macinata a pietra da un ecotipo di mais coltivato nell'Alto Vicentino attorno a Marano Vicentino: dà una polenta gialla intensa, granulosa e profumata.
Vai alla scheda →Miele prodotto negli alpeggi e nei boschi della provincia di Belluno, nelle tipologie millefiori, acacia, castagno e tiglio: DOP legata all'ambiente montano delle Dolomiti.
Vai alla scheda →Miele raro prodotto dalle api che bottinano sulla vegetazione alofila delle barene della laguna di Venezia: aroma salmastro e delicato, legato a un ecosistema unico.
Vai alla scheda →Farina di segale macinata a pietra nei mulini della Val di Fassa, utilizzata per il pane nero tradizionale delle valli dolomitiche trentine.
Vai alla scheda →Varietà locale di mais coltivata nelle Giudicarie trentine, macinata per ottenere una farina da polenta granulosa e saporita, tipica di Storo e delle valli limitrofe.
Vai alla scheda →Miele multiflora e di melata prodotto dagli apicoltori delle vallate dolomitiche trentine, con fioriture di rododendro e castagno d'alta quota.
Vai alla scheda →Unico riso italiano a denominazione di origine protetta, coltivato nelle terre argillose della Baraggia fra Biella e Vercelli: chicco compatto, resistente alla cottura.
Vai alla scheda →Tuber magnatum Pico raccolto nei boschi di Langhe, Roero e Monferrato fra settembre e gennaio: consumato esclusivamente crudo a lamelle, è il prodotto più prezioso del Piemonte.
Vai alla scheda →Farro della specie dicocco coltivato nelle valli della Garfagnana su terreni montani non irrigui: base della zuppa di farro e di molte minestre della cucina lucchese di montagna.
Vai alla scheda →Farina ottenuta dall'essiccazione e macinazione di castagne della Garfagnana in appositi essiccatoi tradizionali, i "metati": ingrediente base dei necci e del castagnaccio.
Vai alla scheda →Tuber magnatum Pico raccolto nei boschi collinari attorno a San Miniato, in provincia di Pisa: dal 1969 la città celebra la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco, in autunno.
Vai alla scheda →Miele prodotto nella Lunigiana in diverse tipologie botaniche — acacia, castagno, millefiori — in un'area di apicoltura tradizionale al confine fra Toscana, Liguria ed Emilia.
Vai alla scheda →Miele prodotto da apiari situati sull'intero territorio regionale, nelle varietà millefiori, rododendro, castagno e tiglio, secondo le fioriture di alta quota: tutelato da disciplinare DOP dal 2010.
Vai alla scheda →Varietà di riso superfino selezionata nel 1945 da Ettore De Vecchi a Paullo, nel Milanese, incrociando Vialone e Lencino. Chicco lungo e affusolato, ricco di amilosio: tiene la cottura e rilascia amido in modo graduale, per questo è considerato il riso di riferimento per il risotto. È coltivato in Lombardia, Piemonte e Veneto.
Vai alla scheda →Varietà di riso superfino ottenuta nel 1946 e battezzata con il nome del comune di Arborio, in provincia di Vercelli. Il chicco è grosso, tondeggiante e con perla centrale evidente: rilascia molto amido e dà risotti particolarmente cremosi, con una finestra di cottura più stretta rispetto al Carnaroli.
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