Scattone molisano
Vino rosso allungato con l'acqua bollente della pasta e zuccherato, servito caldo: bevanda contadina invernale delle aree interne del Molise.
Leggi la scheda →Le bevande tradizionali della tradizione italiana: specialità regionali, ingredienti distintivi e ricette che raccontano il territorio.
Vino rosso allungato con l'acqua bollente della pasta e zuccherato, servito caldo: bevanda contadina invernale delle aree interne del Molise.
Leggi la scheda →Bevanda calda di caffè, grappa o génépy, zucchero e scorze di limone, servita bollente nella grolla, la coppa in legno intagliato con più beccucci fatta girare fra i commensali: rito di convivialità delle sere d'inverno valdostane.
Leggi la scheda →Il rito del caffè a Napoli: miscela scura a tostatura intensa, estrazione corta e densa, tazza calda e zucchero servito con la crema. Alla tradizione appartengono la cuccumella, la caffettiera napoletana a filtro capovolgibile, e il caffè sospeso, la consuetudine di pagarne uno in più per chi non può permetterselo.
Leggi la scheda →Bevanda calda torinese servita nel piccolo bicchiere di vetro da cui prende il nome: tre strati non mescolati di caffè espresso, cioccolato fuso e crema di latte. Nasce nei caffè storici di Torino fra Settecento e Ottocento come evoluzione della bavareisa e si beve senza cucchiaino, per gustare gli strati in sequenza.
Leggi la scheda →Caffè freddo salentino: espresso versato su ghiaccio in un bicchiere già dosato con latte di mandorla. Non è un caffè zuccherato e allungato, ma un equilibrio preciso fra amaro dell'espresso e dolcezza della mandorla, diffuso nei bar di Lecce e del Salento nei mesi caldi.
Leggi la scheda →Piccola bevanda al caffè servita nel bicchierino di vetro: cacao in polvere, espresso e una cucchiaiata di schiuma di latte. La tradizione ne colloca l'origine ad Alessandria, dove il nome richiama il colore del cuoio «marocchino» delle fasce dei cappelli Borsalino.
Leggi la scheda →Bevanda calda milanese dell'Ottocento a base di cioccolata, caffè e latte montati insieme fino a ottenere una schiuma densa. Prende il nome da Domenico Barbaja, caffettiere e impresario teatrale che la rese celebre nei ritrovi milanesi attorno alla Scala.
Leggi la scheda →Bevanda fresca ottenuta dalla pasta di mandorle dolci diluita in acqua, tradizionale della Sicilia e diffusa anche in Puglia e Calabria. Nella versione storica si prepara con mandorle pelate, zucchero e acqua, senza latte animale: si beve ghiacciata e accompagna la granita e la colazione estiva del Sud.
Leggi la scheda →Aperitivo veneto a base di vino bianco fermo o Prosecco, acqua frizzante o soda e un bitter/aperitivo amaro, servito con ghiaccio e una fetta di agrume. Deriva dall'abitudine asburgica di «spruzzare» d'acqua i vini veneti e si è codificato nei bacari e nei caffè fra Venezia, Padova e Treviso.
Leggi la scheda →Espresso zuccherato agitato con ghiaccio nello shaker e servito filtrato in coppa fredda, con una schiuma densa color nocciola e senza latte. Preparazione della caffetteria italiana moderna, affermatasi nella seconda metà del Novecento nei bar di tutta Italia.
Leggi la scheda →Espresso italiano servito con una piccola aggiunta di distillato o liquore — grappa, sambuca, brandy, anice — versata nella tazzina o servita a parte. Consumo da bar diffuso in tutta Italia, particolarmente radicato nelle aree di produzione della grappa fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
Leggi la scheda →Bibita analcolica gassata, scura e amaricante, diffusa in tutta Italia dal secondo dopoguerra. Prende il nome dall'agrume Citrus × myrtifolia coltivato storicamente sulla Riviera ligure di Ponente: alcune formulazioni ne contengono estratto o succo, altre solo aromi amaricanti. Nessuna denominazione geografica per la bevanda; il Presidio Slow Food «Chinotto di Savona» riguarda l'agrume.
Vai alla scheda →Bevanda analcolica dolce e opalescente ottenuta diluendo in acqua fredda uno sciroppo a base di mandorle (in origine di orzo, da cui il nome), spesso profumato con fiori d'arancio. In Sicilia è una preparazione storica della tradizione dolciaria delle mandorle e si distingue dal latte di mandorla, che si ottiene dalla sola emulsione della mandorla senza sciroppo zuccherino concentrato.
Vai alla scheda →Bibita analcolica dolce e leggermente frizzante a base di succo ed essenza di cedro, dal colore giallo tenue e dall'aroma agrumato amaricante. La sua storia italiana si lega alla produzione bresciana di sciroppi di cedro avviata fra Sette e Ottocento a Salò; la materia prima proviene in larga parte dalla cedricoltura calabrese della Riviera dei Cedri.
Vai alla scheda →Bibita analcolica incolore, zuccherata e fortemente effervescente, aromatizzata al limone con acido citrico. Scritta anche «gassosa», «gazosa» o «gasosa», è una delle bibite popolari italiane più diffuse; la tradizione ne attribuisce la formulazione a Torino, nel 1833, a Francesco Botto.
Vai alla scheda →Bibita analcolica gassata di colore ambrato o bruno, dal profilo dolce-amaricante ottenuto con estratti di erbe, radici e agrumi. È una bibita da bar della tradizione italiana, prodotta storicamente da piccole gassosifici locali e particolarmente radicata nelle Marche e nell'Italia centro-adriatica.
Vai alla scheda →Bevanda analcolica ottenuta diluendo in acqua fredda o gassata uno sciroppo scuro di polpa di tamarindo, dal gusto agrodolce e dal colore bruno-rossastro. In Italia è una preparazione da bar e da caffetteria, particolarmente radicata in Sicilia accanto agli altri sciroppi da diluire della tradizione isolana.
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