Chinotto di Savona: l'agrume amaro della Riviera ligure di Ponente
Il piccolo agrume amaro della costa savonese: mai consumato fresco, protagonista di una filiera storica di canditura e sciroppi tutelata da un Presidio Slow Food.
Caratteristiche del prodotto
- Frutto tondo e molto piccolo, con diametro di 4-5 centimetri e buccia sottile e liscia.
- Colore da verde intenso ad arancione a maturazione completa: sulla stessa pianta convivono frutti a stadi diversi.
- Polpa fortemente acida e amara: non è un agrume da tavola e non si mangia crudo.
- Profumo intenso di scorza agrumata, con nota amara resinosa che resta anche dopo la canditura.
- Pianta sempreverde compatta, con foglie piccole e coriacee simili a quelle del mirto: da qui il nome botanico myrtifolia.
- Maturazione lenta: i frutti possono restare sull'albero per molti mesi.
Differenze dal prodotto generico
- Non è la bibita: il Chinotto di Savona è il frutto agricolo; la bibita al chinotto è un prodotto industriale nazionale che ne riprende il nome e, in alcune referenze, l'estratto.
- Non è un'arancia amara: il chinotto ha frutto molto più piccolo, foglie minute e pianta compatta.
- Non è un mandarino né un limone: forma sferica, dimensioni ridotte e amaro persistente lo distinguono a colpo d'occhio.
- Il candito di chinotto non è la scorza d'arancia candita: si parte dal frutto intero, deamarizzato in salamoia.
Territorio di produzione
- Riviera ligure di Ponente, in particolare il litorale savonese fra Varazze, Savona, Albenga e Finale Ligure, dove la coltivazione è documentata a partire dall'età moderna.
- Coltivazioni residue e reimpianti recenti su terrazzamenti a ridosso del mare, riparati dai venti freddi.
- Presenze minori in Calabria e in Sicilia, destinate soprattutto a estratti e sciroppi, senza la filiera storica della canditura savonese.
Aree di coltivazione collegate
Storia e documentazione
La pianta arriva in Liguria per via mediterranea fra XVI e XVII secolo e trova sulla costa savonese un clima adatto: la coltivazione si specializza sui terrazzamenti litoranei.
Fra Ottocento e primo Novecento Savona diventa un polo europeo della canditura: chinotti canditi e sotto maraschino vengono esportati verso Francia, Austria e Nord Europa, con una filiera che impiega stabilmente manodopera locale.
Dopo la Seconda guerra mondiale la coltivazione crolla per l'urbanizzazione della costa e per la concorrenza degli estratti industriali; restano poche piante e pochi laboratori.
Il recupero recente nasce dal riconoscimento del Presidio Slow Food e dal lavoro di alcune aziende savonesi, con reimpianti e ripresa della canditura tradizionale.
Materie prime
- Frutti di Citrus × myrtifolia raccolti a mano, interi e integri.
- Sale e acqua per la salamoia di deamarizzazione.
- Zucchero per gli sciroppi di canditura.
- Maraschino per la conservazione dei frutti interi sotto liquore.
Lavorazione
- Raccolta manuale scalare, con selezione dei frutti per calibro e integrità della buccia.
- Deamarizzazione: lunga permanenza in salamoia con cambi d'acqua ripetuti, per togliere l'amaro più aggressivo senza spegnere l'aroma.
- Canditura lenta in sciroppi a concentrazione crescente, per settimane, così che lo zucchero sostituisca l'acqua senza far collassare il frutto.
- In alternativa, conservazione dei frutti interi sotto maraschino in vaso di vetro.
- Trasformazione in sciroppo o marmellata dei frutti non destinati alla canditura.
Stagionatura
- Nessuna stagionatura in senso stretto: il tempo di lavorazione è quello della canditura, che può superare le sei settimane.
- I frutti sotto maraschino migliorano dopo alcuni mesi di riposo, quando l'aroma del frutto si integra con il liquore.
Disciplinare
- Nessuna denominazione DOP, IGP o STG registrata presso l'Unione europea per il chinotto.
- Presidio Slow Food «Chinotto di Savona»: disciplinare privato di progetto, riferito alla coltivazione e alla lavorazione tradizionale del frutto in Riviera ligure.
- Per i prodotti trasformati valgono le norme generali su conserve, canditi e bevande, comprese quelle sull'etichettatura.
Come riconoscere il prodotto autentico
- Frutto piccolo e perfettamente tondo, con foglie minute: un agrume grande o ovale non è chinotto.
- Nel candito la forma resta intera e sferica, con buccia traslucida e non fibrosa.
- L'amaro deve restare percepibile anche nel prodotto zuccherato: un candito soltanto dolce indica una deamarizzazione spinta o un frutto diverso.
- In etichetta la dicitura corretta del progetto di tutela è «Presidio Slow Food», mai DOP o IGP.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- Frutto candito da pasticceria, intero o in spicchi, nei lievitati artigianali e nelle torte.
- Chinotti sotto maraschino serviti a fine pasto o come guarnizione di dolci al cucchiaio.
- Sciroppo e marmellata di chinotto, dal profilo amaro-agrumato, per bagne, farciture e crostate.
- Scorza ed estratto in liquoristica, negli amari e negli sciroppi da bevanda: è questo il legame produttivo con la bibita al chinotto.
Conservazione
- Il frutto fresco non si conserva come agrume da tavola: va lavorato subito dopo la raccolta.
- I canditi si conservano nel proprio sciroppo, al riparo dalla luce.
- I frutti sotto maraschino restano stabili per anni se il liquore li copre completamente.
- Sciroppi e marmellate, una volta aperti, si conservano in frigorifero.
Curiosità
Il nome botanico myrtifolia deriva dalle foglie piccole e coriacee, molto simili a quelle del mirto.
Nell'Ottocento i vasi di chinotti savonesi partivano regolarmente verso i mercati del Nord Europa: la canditura era una filiera di esportazione, non una produzione domestica.
Domande frequenti
- Che cos'è il Chinotto di Savona?
- È il frutto di Citrus × myrtifolia coltivato sulla Riviera ligure di Ponente, un piccolo agrume amaro di 4-5 centimetri. Non è una bibita: la bevanda al chinotto è un prodotto industriale nazionale che ne riprende il nome.
- Il Chinotto di Savona è DOP o IGP?
- No. È tutelato dal Presidio Slow Food «Chinotto di Savona», un progetto privato riferito alla coltivazione e alla lavorazione tradizionale del frutto. Non esiste alcuna denominazione europea registrata.
- Si può mangiare il chinotto fresco?
- No: la polpa è troppo acida e amara. Il frutto si consuma dopo deamarizzazione in salamoia e canditura, oppure conservato sotto maraschino, in sciroppo o in marmellata.
- Che rapporto c'è fra il Chinotto di Savona e la bibita al chinotto?
- Dal frutto si ricavano sciroppi ed estratti amaricanti usati anche nella liquoristica e nelle bevande: è il legame produttivo con la bibita. La bibita in commercio, però, è un prodotto industriale nazionale e solo alcune referenze dichiarano in etichetta succo o estratto di chinotto.
- Dove si coltiva oggi il chinotto in Liguria?
- Nel litorale savonese fra Varazze, Savona, Albenga e Finale Ligure, su superfici molto ridotte rispetto al passato: la coltivazione è oggetto di reimpianti recenti legati al recupero della filiera storica della canditura.
Fonti
- Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Presidio Slow Food «Chinotto di Savona» — www.fondazioneslowfood.com. Consultato il 07 agosto 2026. Riconoscimento riferito all'agrume e alla sua coltivazione in Riviera ligure, non alla bibita.
- Regione Liguria, Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Liguria — www.regione.liguria.it. Consultato il 07 agosto 2026. Riferimento istituzionale sulle produzioni tradizionali liguri.
- Istituto della Enciclopedia Italiana — Treccani, Vocabolario ed Enciclopedia online: voci «sorbetto», «gelato», «chinotto», «cornetto», «caffè» — www.treccani.it. Consultato il 07 agosto 2026. Definizioni, etimologie e datazioni verificate su fonte enciclopedica.
- Commissione europea — eAmbrosia, Registro UE delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di qualità — ec.europa.eu. Consultato il 07 agosto 2026. Verifica dell'assenza di denominazioni DOP/IGP per le preparazioni trattate.
- MASAF — Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — www.politicheagricole.it. Consultato il 07 agosto 2026. Verifica delle voci regionali effettivamente iscritte all'elenco PAT.
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