Mostarda di Cremona: la conserva di frutta candita e senape
La Mostarda di Cremona è una conserva di frutta (mele, pere, ciliegie, fichi, albicocche, mandarini e altra frutta secondo la stagione) candita intera o a pezzi in uno sciroppo di zucchero aromatizzato con essenza di senape. È un Prodotto Agroalimentare Tradizionale lombardo, tradizionalmente servito con bolliti di carne, in particolare con il bollito misto alla cremonese, ma anche con formaggi stagionati.
Caratteristiche del prodotto
- Frutta candita intera o a grandi pezzi, mantenuta croccante nonostante la canditura.
- Colori vivaci dati dai diversi tipi di frutta impiegati.
- Sciroppo trasparente con una nota piccante di senape, percepibile soprattutto al naso e in gola.
- Sapore agrodolce con finale piccante, diverso dalla mostarda di Voghera, più delicata, e da quella mantovana, a base prevalente di mele campanine.
Territorio di produzione
- Provincia di Cremona, dove la tradizione della canditura della frutta con essenza di senape si è consolidata come specialità locale.
Materie prime
- Frutta mista: mele, pere, ciliegie, fichi, albicocche, mandarini, prugne, secondo la ricetta e la disponibilità stagionale.
- Zucchero per lo sciroppo.
- Essenza di senape.
Lavorazione
- Canditura della frutta, intera o a pezzi, attraverso passaggi successivi in sciroppo di zucchero a concentrazione crescente, che ne preserva la consistenza.
- Aggiunta dell'essenza di senape allo sciroppo finale, dosata per ottenere il caratteristico piccante che si percepisce soprattutto in gola.
- Invasettamento della frutta candita nello sciroppo aromatizzato.
Stagionatura
- Non prevede una stagionatura in senso stretto: la conserva matura nello sciroppo per alcuni giorni prima del consumo, per permettere all'aroma di senape di distribuirsi.
Disciplinare
- Non è un prodotto DOP o IGP: è inserita nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Lombardia, che ne riconosce la tradizionalità della ricetta.
Utilizzo nella cucina tradizionale
- Accompagnamento classico del bollito misto alla cremonese e di altre carni bollite.
- Abbinata a formaggi stagionati come il Grana Padano o formaggi erborinati.
- Utilizzata anche come ingrediente in ripieni di paste ripiene della tradizione lombarda, come i tortelli di zucca mantovani nella variante che usa la mostarda mantovana.
Conservazione
- Conservare in luogo fresco e asciutto se il vasetto è ancora sigillato; in frigorifero dopo l'apertura, consumando entro pochi giorni.
Curiosità
Il nome «mostarda» deriva dal latino «mustum ardens», riferito storicamente all'uso del mosto d'uva nella preparazione di conserve piccanti, sostituito poi dallo sciroppo di zucchero nelle versioni più diffuse.
Esistono diverse mostarde regionali italiane (Cremona, Voghera, Mantova, Vicenza): pur condividendo il principio della frutta candita con senape, si distinguono per tipo di frutta, dimensione dei pezzi e intensità piccante.
Domande frequenti
- La Mostarda di Cremona ha una certificazione DOP o IGP?
- No, non ha una denominazione DOP o IGP: è riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Lombardia, un elenco che attesta la tradizionalità della ricetta senza vincolare un disciplinare europeo.
- Che differenza c'è tra la Mostarda di Cremona e quella di Voghera?
- La Mostarda di Cremona utilizza più tipi di frutta candita intera o a grandi pezzi con una nota di senape piuttosto decisa, mentre quella di Voghera è generalmente più delicata e a base soprattutto di pere.
- Con cosa si abbina la Mostarda di Cremona?
- È l'accompagnamento classico del bollito misto alla cremonese, ma si abbina bene anche a formaggi stagionati ed erborinati.
Fonti
- Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) — Lombardia — www.politicheagricole.it. Consultato il 02 agosto 2026.
- Camera di Commercio di Cremona, Prodotti agroalimentari tradizionali del territorio cremonese: la Mostarda di Cremona — www.cr.camcom.it. Consultato il 02 agosto 2026.
- Regione Lombardia, Agricoltura, tradizioni gastronomiche e prodotti tipici lombardi — www.regione.lombardia.it. Consultato il 02 agosto 2026.
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