
Ratafià Ciociara
Ciociaria
Liquore tradizionale della Ciociaria a base di visciole, alcol e vino rosso locale (Cesanese), zuccherato e macerato al sole per diverse settimane. Tra i PAT del Lazio.
Scopri Ratafià CiociaraAmari di erbe, rosoli, sambuche, mistrà e nocini della tradizione laziale: qui trovi l'archivio dei liquori regionali con scheda editoriale pubblicata su Piatto Tipico.

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Ciociaria
Liquore tradizionale della Ciociaria a base di visciole, alcol e vino rosso locale (Cesanese), zuccherato e macerato al sole per diverse settimane. Tra i PAT del Lazio.
Scopri Ratafià Ciociara
Sabina e Amatriciano
Amaro tradizionale dell'Appennino laziale ottenuto per macerazione della radice di Gentiana lutea raccolta sui Monti Ernici, Simbruini e della Sabina.
Scopri Liquore di Genziana
Sabina e Amatriciano
Distillato secco d'anice tradizionale dell'Italia centrale, prodotto anche in Sabina e Ciociaria. Non zuccherato: si consuma come digestivo o per correggere il caffè.
Scopri Mistrà
Roma e Lazio
Liquore aromatizzato all'anice e ai fiori di sambuco tipico della tradizione romana, servito «con la mosca» (tre chicchi di caffè) o in caffè corretto.
Scopri Sambuca Romana tradizionale
Tuscia
Versione della Tuscia viterbese del liquore d'anice laziale, legata alla tradizione della «Sambuca di Civitavecchia» IG e alla raccolta del sambuco cimino.
Scopri Sambuca dei Monti Cimini (viterbese)
Ciociaria
Liquore ottenuto per macerazione delle noci verdi raccolte la notte di San Giovanni sui Monti Lepini, Sabini e in Ciociaria: colore bruno scuro, note di spezie.
Scopri Nocino dei Monti Lepini e SabiniTorna alla pagina regionale per esplorare province, territori, itinerari e categorie.
Vai alla pagina LazioQuesto archivio raccoglie amari, liquori e distillati del Lazio pubblicati sul sito: la sambuca romana tradizionale, la sambuca viterbese e il mistrà laziale, accanto ai liquori domestici di frutta e noci e ai macerati d'erba dell'Appennino. La liquoreria laziale non nasce da un'unica scuola. Convivono tre filoni con materie prime e geografie distinte: gli infusi di anice di area romana e viterbese, i liquori domestici da frutta e noci dell'entroterra collinare, e i macerati d'erba di montagna dell'Appennino al confine con l'Abruzzo. Sono prodotti nati per la conservazione casalinga, spesso a partire da alcol neutro e da ciò che maturava nell'orto o nel bosco.
Il capitolo anice è il più noto: la sambuca romana tradizionale e la sambuca viterbese condividono l'aroma dominante dell'anice stellato ma non l'intensità né la dolcezza. Accanto a loro il mistrà laziale resta la versione più secca e meno zuccherina della stessa famiglia, bevuta dopo il caffè.
Nella Ciociaria la tradizione più radicata è quella della ratafia ciociara, infuso di visciole e vino che riprende la stessa logica di conservazione della frutta usata anche in pasticceria. Nella Tuscia viterbese e nelle campagne interne resiste invece il nocino laziale, preparato con le noci verdi raccolte a fine giugno e lasciate in infusione con alcol e spezie.
Dalle quote più alte dell'Appennino arriva il liquore di genziana laziale, amaro secco ottenuto dalla radice: è un prodotto di confine, condiviso con la tradizione abruzzese, e va servito freddo come digestivo.
Sono liquori di fine pasto, non da aperitivo: sambuca e mistrà seguono il caffè, ratafia e nocino accompagnano i dolci secchi dell'archivio dei dolci del Lazio, la genziana chiude i pranzi di carne dell'entroterra. Chi vuole vedere il territorio da cui provengono le materie prime può seguire l'itinerario Ciociaria e sud Lazio contadino o partire dall'archivio dei vini del Lazio.