Archivio regionale · Lazio

Vini e denominazioni del Lazio

Le denominazioni chiave del Lazio raccontano territori diversi: Castelli Romani, Ciociaria e Tuscia. Qui trovi l'archivio dei vini laziali con scheda editoriale pubblicata su Piatto Tipico. Gli amari, liquori e distillati sono in un archivio dedicato.

Calici di vino laziale con vigneto sullo sfondo

5 risultati · 5 contenuti totali nell'archivio

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Vulcani, laghi e vini bianchi

Questo archivio raccoglie le denominazioni dei vini del Lazio pubblicate sul sito: il Frascati DOC e il Frascati Superiore DOCG dei Castelli Romani, il Cesanese del Piglio DOCG della Ciociaria, l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC e l'Aleatico di Gradoli DOC nella Tuscia. La viticoltura laziale si è sviluppata su suoli di origine vulcanica: i complessi dei Colli Albani e dei Monti Cimini e Volsini hanno lasciato tufi, pozzolane e ceneri che drenano bene e restituiscono vini bianchi sapidi, di corpo medio, storicamente pensati per il consumo rapido nelle osterie di Roma. È la ragione per cui la regione è stata a lungo identificata con il vino bianco da pasto più che con i grandi rossi da invecchiamento.

Il riferimento resta il Frascati DOC, base malvasia e trebbiano, affiancato dalla tipologia più selettiva del Frascati Superiore DOCG. Entrambi nascono nei Castelli Romani, il distretto che ha rifornito la capitale per secoli attraverso le fraschette.

Tuscia e Ciociaria: le due eccezioni

Attorno al lago di Bolsena la denominazione storica è l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC, legata alla leggenda del vescovo Defuk e al suo servitore incaricato di segnalare le osterie migliori. Poco distante, a Gradoli, si produce l'Aleatico di Gradoli DOC, vino rosso dolce da uve aromatiche, uno dei pochi passiti della Tuscia viterbese.

Il rosso di struttura del Lazio arriva invece dalla Ciociaria: il Cesanese del Piglio DOCG è la prima e unica DOCG rossa della regione, ottenuta dal vitigno autoctono cesanese coltivato sulle colline tra Piglio, Serrone e Acuto.

A tavola: cosa si beve con la cucina romana

I bianchi dei Castelli reggono la cucina del quinto quarto e i fritti solo se serviti freschi e giovani; il cesanese, tannico ma non massiccio, è il rosso che accompagna gli arrosti e le carni di maiale dell'entroterra. Per capire il contesto conviene percorrere l'itinerario Castelli Romani: porchetta e Frascati e confrontare l'archivio con i dolci del Lazio, dove il vino entra direttamente nell'impasto, e con gli amari e liquori laziali che chiudono il pasto.

Fonti e approfondimenti
  • Commissione europea, eAmbrosia — registro delle indicazioni geografiche ec.europa.eu. Consultato il 12 agosto 2026. Verifica delle denominazioni DOP, IGP e delle indicazioni geografiche dei vini citate.
  • Regione Lazio, Portale istituzionale — agricoltura e produzioni tipiche www.regione.lazio.it. Consultato il 12 agosto 2026. Fonte istituzionale regionale sulle produzioni e tradizioni citate.
  • Accademia Italiana della Cucina, Archivio delle tradizioni gastronomiche regionali www.accademiaitalianadellacucina.it. Consultato il 12 agosto 2026. Riscontro storico e ricettuale sulle preparazioni tradizionali citate.

Domande frequenti