
Maritozzo
Roma
Panino lievitato dolce tipico della pasticceria romana, farcito con panna montata fresca.
Scopri MaritozzoLa pasticceria laziale spazia dalla colazione romana ai dolci delle feste religiose e delle sagre di paese: qui trovi l'archivio dei dolci con scheda editoriale pubblicata su Piatto Tipico.

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Roma
Panino lievitato dolce tipico della pasticceria romana, farcito con panna montata fresca.
Scopri Maritozzo
Roma
Dolce fritto o al forno della tradizione romana, tipico del 19 marzo (festa di San Giuseppe): bignè di pasta choux farciti con crema pasticcera.
Scopri Bignè di San Giuseppe
Roma
Dolce di Natale della tradizione capitolina: frutta secca, uvetta, canditi, miele e copertura dorata. Iscritto nei PAT del Lazio.
Scopri Pangiallo romano
Tuscia
Biscotti secchi della tradizione laziale (Castelli Romani, Ciociaria, Tuscia): farina, olio, vino bianco o rosso, semi di finocchio o anice.
Scopri Ciambelline al vino
Roma
Il dolce simbolo del Ghetto di Roma: pasta frolla chiusa, ricotta di pecora e confettura di visciole (amarene selvatiche).
Scopri Crostata di ricotta e viscioleTorna alla pagina regionale per esplorare province, territori, itinerari e categorie.
Vai alla pagina LazioQuesto archivio raccoglie i dolci tipici del Lazio pubblicati sul sito: il maritozzo con la panna, la crostata di ricotta e visciole, i bignè di San Giuseppe, il pangiallo romano e le ciambelline al vino dei Castelli e della Tuscia. Nel Lazio il dolce quotidiano è nato nei forni e nelle friggitorie, non nelle pasticcerie di scuola francese. È una tradizione fatta di lieviti, strutto, miele, ricotta di pecora e frutta secca, dove la sfoglia sottile e la crema pasticcera arrivano tardi e restano minoritarie. Per questo l'archivio raccoglie soprattutto dolci da colazione, dolci di frittura e dolci delle feste religiose: prodotti pensati per durare qualche giorno, non per essere consumati entro l'ora.
Il simbolo di questa impostazione è il maritozzo: un panino dolce lievitato, tagliato e riempito di panna montata, che a Roma resta un prodotto da bar e non da vetrina di pasticceria. Sull'altro versante, quello conventuale e domestico, si colloca la crostata di ricotta e visciole, dove la ricotta di pecora sostituisce burro e crema e la confettura di visciole porta l'acidità che tiene in piedi tutto il dolce.
Buona parte della pasticceria laziale è legata a date fisse. Il 19 marzo, per San Giuseppe, le friggitorie romane preparano i bignè di San Giuseppe, nella versione fritta prima ancora che in quella al forno: pasta choux gonfiata nell'olio e riempita di crema. A dicembre torna invece il pangiallo romano, impasto denso di frutta secca, miele, canditi e uvetta, ricoperto da una glassa gialla allo zafferano che ne spiega il nome e che lo lega alle celebrazioni del solstizio d'inverno.
Fuori Roma il dolce delle feste diventa più asciutto e adatto alla conserva: le ciambelline al vino dei Castelli Romani e della Tuscia viterbese nascono da un impasto di farina, olio, vino e zucchero, senza uova né burro, e si conservano per settimane in una scatola di latta.
L'abbinamento tradizionale non è quello dei dolci al cucchiaio: le ciambelline seguono il vino con cui sono state impastate, e nei Castelli si accompagnano ai bianchi locali che trovi nell'archivio dei vini del Lazio. I dolci secchi natalizi, più speziati, reggono invece i distillati e i liquori d'erbe raccolti tra gli amari e liquori laziali. Per il contesto gastronomico completo di Roma e dintorni resta utile l'itinerario Roma: carbonara e classici romani.