Itinerario · Friuli-Venezia Giulia

Itinerario fra Collio, San Daniele e Valli del Natisone: bianchi, prosciutto e gubana

Questo itinerario attraversa tre aree del Friuli orientale che non vanno confuse fra loro: il Collio Goriziano, fascia collinare al confine con la Slovenia dove il suolo di marna e arenaria — la ponca — regge i vigneti di Collio DOC (Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia istriana, macerati); i Colli Orientali del Friuli, distinti dal Collio anche se contigui, patria di Picolit e dello Schioppettino di Prepotto; le colline moreniche di San Daniele, dove il microclima fra Alpi e Adriatico stagiona il Prosciutto di San Daniele DOP con un disciplinare che ammette solo cosce fresche e sale; e le Valli del Natisone, area di lingua e cultura slovena intorno a Cividale e San Pietro al Natisone, dove la gubana e gli strucchi segnano una cucina di erbe diversa da quella carnica o triestina. Cinque tappe seguono questo ordine da ovest a est.

  • 3 giorni
  • Collio e Gorizia
  • Difficoltà: Facile
  • Stagione: Da aprile a novembre; Rosa di Gorizia in inverno, vendemmia in settembre
I filari del Collio goriziano sulle colline al confine orientale

Le tappe dell'itinerario

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    Cormons, Capriva e Dolegna: il cuore del Collio DOC

    Collio Goriziano

    Il Collio Goriziano è una fascia di colline strette fra Cormons, Capriva del Friuli, Dolegna del Collio e San Floriano del Collio, ridisegnata dal confine con la Slovenia dopo il 1947, tanto che alcuni vigneti storici sono oggi divisi fra i due Stati. Il suolo dominante è la ponca, marna e arenaria stratificata di origine eocenica che si sfalda facilmente e drena in profondità: è la ragione per cui qui si producono bianchi di struttura e non vini leggeri da consumo immediato. Il Collio DOC comprende Friulano (ex Tocai), Ribolla Gialla, Malvasia istriana e Sauvignon; una parte consistente della produzione, soprattutto a Oslavia e Dolegna, segue la macerazione sulle bucce, tecnica dei cosiddetti 'vini arancioni' friulani. Questa tappa va tenuta distinta dai Colli Orientali del Friuli, denominazione contigua ma separata, che si sviluppa più a nord verso Buttrio e Prepotto.

    Le cantine di Oslavia e Dolegna praticano macerazioni lunghe: chi cerca un Friulano classico, non macerato, deve chiederlo esplicitamente in visita.

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    Colli Orientali del Friuli: Picolit e Schioppettino di Prepotto

    Colli Orientali, da Buttrio a Prepotto

    A nord-est del Collio, separati amministrativamente e da un disciplinare proprio, si sviluppano i Colli Orientali del Friuli, denominazione che comprende Buttrio, Premariacco, Faedis e Prepotto lungo il confine sloveno più settentrionale. Qui nasce il Picolit, vitigno a bassissima resa per acinellatura naturale, vinificato in versione dolce da appassimento e riconosciuto Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG dal 2006, prima docg friulana. A Prepotto, in un'enclave collinare fra i torrenti Judrio e Natisone, si coltiva lo Schioppettino, vitigno autoctono a bacca rossa quasi scomparso dopo la fillossera e recuperato negli anni Settanta, oggi Schioppettino di Prepotto sottozona dei Colli Orientali. Attribuire Picolit e Schioppettino al Collio, come capita nelle guide generaliste, è un errore: sono prodotti dei Colli Orientali, denominazione distinta anche se il paesaggio di colline e ponca è simile.

    Il Picolit si serve in bicchieri piccoli a fine pasto: la resa bassissima per pianta lo rende uno dei vini dolci più cari del Friuli, va degustato senza abbinarlo a dolci troppo strutturati.

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    San Daniele del Friuli: il colle, il vento e il prosciutto

    Colline moreniche del Tagliamento

    San Daniele sorge su un colle morenico lasciato dal ritiro del ghiacciaio del Tagliamento, esposto a un microclima particolare in cui l'aria salmastra dell'Adriatico, risalendo la valle del fiume, si mescola con quella più fresca delle Alpi Carniche: è questa ventilazione, non un procedimento industriale, a rendere possibile la stagionatura del Prosciutto di San Daniele DOP, che dura almeno tredici mesi. Il disciplinare è fra i più rigidi d'Italia: ammette solo due ingredienti, coscia di suino italiano selezionato e sale marino, senza conservanti né affumicatura, e impone la pressatura della coscia con lo zampino ancora attaccato, che dà al prosciutto la caratteristica forma a chitarra. La città, che conta poco più di ottomila abitanti, ospita oltre venti prosciuttifici concentrati sul colle, tutti nella zona di produzione riconosciuta.

    La visita ai prosciuttifici va prenotata: molte aziende aprono le celle di stagionatura solo su appuntamento e non per accesso libero.

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    Cividale del Friuli: la porta delle Valli del Natisone

    Cividale e la valle del Natisone

    Cividale, fondata come Forum Iulii in epoca romana e poi capitale del primo ducato longobardo in Italia, è la soglia fra la pianura friulana e le Valli del Natisone, area montana di lingua e cultura slovena che comprende San Pietro al Natisone, Drenchia, Grimacco e Stregna. Qui la cucina si allontana sia dal registro carnico sia da quello triestino: è una tavola di erbe di campo, patate, mais e dolci lievitati, con la gubana come piatto identitario. La gubana è un dolce a chiocciola di pasta lievitata arrotolata su un ripieno di noci, uvetta, pinoli e liquore, cotto in stampo rotondo e legato storicamente alle festività, con radici che la tradizione locale fa risalire a un dolce presentato al patriarca di Aquileia nel Cinquecento. A differenza del frico carnico o della jota triestina, che appartengono ad aree distinte del Friuli-Venezia Giulia, la gubana è specifica di quest'area collinare orientale.

    La gubana si accompagna tradizionalmente a un bicchiere di grappa o di Picolit: nei forni delle Valli del Natisone si trova tutto l'anno, non solo a Natale e Pasqua.

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    San Pietro al Natisone e Stregna: strucchi ed erbe di montagna

    Alta Valle del Natisone

    Salendo verso San Pietro al Natisone e i borghi di Stregna e Drenchia, la cucina delle Valli del Natisone mostra il suo tratto più povero e legato al bosco: erbe selvatiche raccolte in primavera, patate, formaggi di malga e gli strucchi, dolcetti fritti o al forno imparentati con la gubana ma di dimensioni ridotte, a ripieno simile di noci e uvetta racchiuso in un involucro di pasta più sottile. La zona, di lingua slovena riconosciuta da leggi di tutela nazionali, ha un'identità gastronomica che dialoga più con la Slovenia occidentale (Benečija) che con la pianura friulana: qui non si trova il frico, piatto delle malghe carniche più a nord-ovest, né la jota, minestra di fagioli e crauti tipica di Trieste e del Carso. Chiudere qui il percorso permette di misurare quanto il Friuli orientale cambi identità in poche decine di chilometri, dal Collio vitato alla montagna slovenofona.

    Gli strucchi si trovano soprattutto nelle sagre di paese delle Valli del Natisone: non sono un prodotto da pasticceria diffusa come la gubana e vanno cercati nei giorni di festa locale.

Collio e Colli Orientali: due denominazioni, non una

Collio DOC e Friuli Colli Orientali DOC sono denominazioni contigue ma separate, con disciplinari e zone di produzione distinti: la prima si sviluppa attorno a Cormons, Capriva, Dolegna e San Floriano lungo il confine sloveno più meridionale, la seconda più a nord fra Buttrio, Premariacco, Faedis e Prepotto. Condividono il suolo di ponca e alcuni vitigni come il Friulano, ma i Colli Orientali sono l'unica zona a produrre Picolit DOCG e Schioppettino di Prepotto, assenti nel disciplinare del Collio. La confusione fra le due aree è frequente nella comunicazione turistica generalista, che tende a usare 'Collio' come sinonimo di tutta la collina goriziano-udinese: un errore che va corretto perché i disciplinari, le rese e persino i suoli — pur simili — non sono identici.

Il disciplinare del San Daniele: perché conta il vento, non solo il sale

Il Prosciutto di San Daniele DOP deve la sua identità a un disciplinare che riduce all'osso gli ingredienti — coscia suina e sale marino — ma lascia al territorio il compito di completare la trasformazione. La collina di San Daniele, isolata nella pianura del Tagliamento, riceve correnti d'aria che risalgono dal mare Adriatico e si raffreddano nell'incontro con l'aria alpina discendente dalla Carnia: questa ventilazione naturale, costante nelle finestre aperte dei prosciuttifici, sostituisce i sistemi di climatizzazione artificiale usati altrove. La forma a chitarra, ottenuta pressando la coscia con lo zampino, non è estetica ma funzionale: favorisce un'asciugatura uniforme della polpa. Il disciplinare vieta ogni additivo, incluso il nitrito, rendendo il San Daniele uno dei prosciutti DOP italiani con la lista ingredienti più corta.

Le Valli del Natisone: un'identità slovenofona nel Friuli orientale

Le Valli del Natisone — San Pietro al Natisone, San Leonardo, Pulfero, Savogna, Grimacco, Stregna, Drenchia — appartengono all'area storicamente slovenofona del Friuli orientale, nota anche come Benečija (Slavia friulana), riconosciuta da leggi di tutela delle minoranze linguistiche. La cucina locale riflette questa cerniera fra mondo latino e mondo slavo: gubana e strucchi hanno impasti e frutta secca comuni a certi dolci arrotolati della tradizione slovena e mitteleuropea, mentre le minestre di erbe e patate richiamano un'economia di sussistenza montana. È un'area distinta sia dalla Carnia, più a ovest, dove domina il frico di formaggio e patate, sia dal Carso e da Trieste, dove la jota di fagioli e crauti segna un'altra cucina di confine, quella con l'Istria e la Mitteleuropa asburgica urbana.

Consigli pratici

  • Da Cormons a San Daniele si percorrono circa 45 chilometri: conviene dedicare una giornata piena al Collio e ai Colli Orientali prima di spostarsi verso San Daniele.
  • Le cantine del Collio più richieste, soprattutto a Oslavia, vanno prenotate con settimane di anticipo nei fine settimana autunnali della vendemmia.
  • A San Daniele conviene chiedere sempre l'indicazione della stagionatura: un prosciutto a tredici mesi ha profilo diverso da uno a diciotto o ventiquattro.
  • Nelle Valli del Natisone i ristoranti sono pochi e spesso chiudono nei giorni feriali fuori stagione: verificare gli orari prima di salire da Cividale.
  • Per assaggiare gubana e strucchi insieme conviene puntare sui forni di San Pietro al Natisone piuttosto che sulle pasticcerie cittadine di Cividale, più turistiche.

Domande frequenti

Fonti e approfondimenti

Fonti consultate
  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Filiere vitivinicole e produzioni agroalimentari del Friuli orientale www.regione.fvg.it. Consultato il 11 agosto 2026.
  • PromoTurismoFVG, Collio, Colli Orientali, San Daniele e Valli del Natisone: itinerari enogastronomici www.turismofvg.it. Consultato il 11 agosto 2026.
  • Consorzio del Prosciutto di San Daniele, Disciplinare di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP www.consorziosandaniele.it. Consultato il 11 agosto 2026.
  • Comune di San Daniele del Friuli, Territorio, colle morenico e tradizione del prosciutto www.comune.sandanieledelfriuli.ud.it. Consultato il 11 agosto 2026.
  • Comune di Cividale del Friuli, Cividale, Valli del Natisone e tradizioni della Slavia friulana www.comune.cividale-del-friuli.ud.it. Consultato il 11 agosto 2026.

Cosa mangiare in città

Questo itinerario è un percorso da fare sul posto. Per una panoramica completa di piatti e prodotti, consulta la guida gastronomica della città.

Territori attraversati

Le aree gastronomiche toccate da questo percorso, con piatti e prodotti documentati.

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