Carciofo di Paestum IGP
Cultivar Tondo di Paestum, senza spine, dal capolino compatto: tradizionalmente proposto crudo, ripieno o alla parmigiana.
Apri la schedaFormaggi, salumi, oli, vini, pani e dolci del territorio. Le schede riportano origine geografica, certificazione, disciplinare e collegamento ai piatti che li vedono protagonisti.
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Cultivar Tondo di Paestum, senza spine, dal capolino compatto: tradizionalmente proposto crudo, ripieno o alla parmigiana.
Apri la schedaCarciofo di piccole dimensioni coltivato nelle campagne collinari intorno a Panicale, sulle rive del Trasimeno: tenero e privo di spine, si consuma crudo in pinzimonio o cotto in umido.
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Carciofo tondo senza spine (varietà «cimarolo» o «mammola») coltivato nelle province di Roma, Viterbo e Latina. IGP dell'Unione Europea dal 2002.
Apri la schedaCarciofo dalle brattee spinose coltivato sui terrazzamenti dell'entroterra di Perinaldo, nell'Imperiese: cuore tenero e sapore delicato, raccolto in primavera.
Apri la schedaCarciofo dalle brattee appuntite e dal cuore tenero, coltivato nel Campidano e nel Sassarese: DOP riconosciuta, si consuma anche crudo in pinzimonio.
Apri la schedaCardo imbiancato dalla curvatura naturale ottenuta con la ricopertura in terra delle piante: tenero e consumabile crudo, è l'ortaggio principe della bagna cauda astigiana.
Apri la schedaRosso da uve Carignano coltivate sulle sabbie del Sulcis e delle isole di Sant'Antioco e San Pietro, spesso ad alberello: morbido, con tannini fitti e note mediterranee.
Apri la schedaRosso da Sangiovese con una piccola percentuale di Cabernet, ammessa da tradizione secolare, prodotto nell'area di Carmignano fra Firenze e Prato: una delle denominazioni toscane più antiche.
Apri la schedaCarne dei bovini di razza Podolica allevati allo stato brado sull'Appennino lucano: massa muscolare compatta, colore intenso e sapore marcato, legati al pascolo e ai tempi lunghi di allevamento.
Apri la schedaCarne di bufala allevata nell'Agro Pontino: colore rosso scuro, grasso ridotto e sapore intenso, inserita fra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Lazio.
Apri la schedaCarne della razza autoctona piemontese, riconoscibile per la coscia "della coscia" ipertrofica: magra e a grana fine, base della carne cruda all'albese e del bollito.
Apri la schedaCarne ricavata dalle razze bovine autoctone Valdostana Pezzata Rossa e Pezzata Nera, allevate nelle stalle e negli alpeggi di montagna: tessitura fine e sapore intenso, alla base della carbonade e del civet.
Apri la schedaCoscia di manzo salata e affumicata a freddo, stagionata alcuni mesi: salume delle Giudicarie trentine, affettato sottile come antipasto o secondo piatto freddo.
Apri la schedaCarote di grande dolcezza coltivate sull'Altopiano del Fucino (L'Aquila), su terreni argillosi-calcarei ex-lacustri. IGP dell'Unione Europea dal 2007.
Apri la schedaAntica varietà orticola dalle terre sabbiose del litorale chioggiotto, dalla forma tondeggiante e dal colore rosso-arancio intenso: coltivazione storica recuperata dagli orticoltori locali.
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Carota primaverile precoce coltivata nella piana di Ispica (Ragusa e Siracusa). IGP dell'Unione Europea dal 2012: dolcezza, croccantezza e alto contenuto di beta-carotene.
Apri la schedaDenominazione dell'altopiano carsico triestino e goriziano: Terrano su suoli di terra rossa, Vitovska e Malvasia istriana fra le tipologie bianche.
Apri la schedaFormaggio fresco vaccino a pasta molle e crosta sottile, dal sapore delicato e leggermente acidulo: si consuma entro pochi giorni dalla produzione, tipico della provincia di Treviso.
Apri la schedaFormaggio a pasta semicotta di latte misto ovino e vaccino, prodotto nell'area di Urbino: fu la prima DOP italiana riconosciuta nel 1996 ed è ricordata anche negli scritti di Michelangelo.
Apri la schedaFormaggio vaccino a pasta filata lavorato a mano in forma di pera dalle donne casare del Montiferru, da latte di vacca sardo-modicana: dolce da fresco, piccante da stagionato.
Apri la schedaCastagne e marroni dei castagneti della provincia di Cuneo, raccolti fra settembre e novembre: polpa dolce e croccante, usata fresca, essiccata o candita.
Apri la schedaCastagne di diverse cultivar locali coltivate sui versanti del Monte Amiata, in provincia di Grosseto e Siena: raccolte da ottobre, si consumano fresche, arrostite o essiccate.
Apri la schedaCastagna coltivata nei castagneti secolari dell'entroterra savonese, alla base della farina di castagne usata per il castagnaccio e per pane e polente locali.
Apri la schedaCastagne coltivate nei castagneti storici della Vallagarina trentina, raccolte in autunno e utilizzate per farine, marroni glassati e piatti della tradizione montana.
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