Dolcetto d'Alba DOC
Rosso da uve Dolcetto delle colline albesi: colore intenso, tannino morbido e finale ammandorlato, pensato per una beva quotidiana e per i piatti di tutti i giorni.
Apri la schedaFormaggi, salumi, oli, vini, pani e dolci del territorio. Le schede riportano origine geografica, certificazione, disciplinare e collegamento ai piatti che li vedono protagonisti.
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Rosso da uve Dolcetto delle colline albesi: colore intenso, tannino morbido e finale ammandorlato, pensato per una beva quotidiana e per i piatti di tutti i giorni.
Apri la schedaAmaro ottenuto dall'infusione di corteccia di china calissaia e altre erbe, prodotto storicamente da farmacie e distillerie toscane: si serve a fine pasto come digestivo.
Apri la schedaBianco da uve Erbaluce del Canavese, prodotto fermo, spumante e nella versione passito Caluso: acidità marcata e note agrumate, con vigne spesso allevate a pergola.
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Bianco della Tuscia (DOC dal 1966) legato alla leggenda medievale del vescovo Defuk lungo la via Francigena. Trebbiano toscano, Malvasia e Rossetto.
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Vini vulcanici prodotti sui versanti dell'Etna nelle tipologie Bianco (Carricante), Rosso e Rosato (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio). DOC dal 1968, la prima DOC della Sicilia.
Apri la schedaFagiolo bianco di piccola taglia coltivato nel territorio di Riccia, dalla buccia sottile e dalla cottura rapida: base di minestre e zuppe molisane.
Apri la schedaEcotipi di fagiolo coltivati in Val d'Agri intorno a Sarconi, irrigati con acque sorgive: buccia sottilissima, cottura rapida e alta digeribilità.
Apri la schedaPiccolo legume dal seme minuscolo coltivato sulle rive del lago Trasimeno fin dall'epoca etrusca, disponibile in diverse colorazioni: tra i più antichi fagioli europei, precedente all'introduzione del fagiolo americano.
Apri la schedaFagiolo di forma tondeggiante e colore bianco lucente coltivato nella valle del Mercure, ai piedi del Pollino: buccia sottile e sapore dolce.
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Fagiolo cannellino ecotipo locale della Val di Comino (Frosinone), coltivato ad Atina e comuni limitrofi. DOP dell'Unione Europea dal 2010.
Apri la schedaPiccolo fagiolo bianco a buccia sottile coltivato nei terrazzamenti collinari di Trevi, dalla cottura rapida e dalla buccia quasi impercettibile: legume tradizionale della cucina trevana.
Apri la schedaFagiolo borlotto coltivato nelle valli bellunesi attorno a Lamon, dalla buccia sottilissima e dalla polpa cremosa: base della pasta e fagioli di montagna veneta.
Apri la schedaFagiolo dal tegumento sottilissimo coltivato nei terreni ghiaiosi lungo il torrente Pescia di Pontito, nel comune di Pescia: cottura rapida e consistenza cremosa che si scioglie in bocca.
Apri la schedaPiccolo fagiolo dal colore giallo zolfo coltivato sulle pendici del Pratomagno, nel Valdarno: buccia sottilissima, si cuoce tradizionalmente al coccio con solo olio, aglio e salvia.
Apri la schedaBianco fresco e agrumato del Sannio beneventano da uve Falanghina: vino da aperitivo e da tutto pasto della tradizione campana.
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PATPane bianco piatto di forma ovale (30–40 cm) di Priverno, in provincia di Latina, con impasto di farina di grano tenero, acqua, sale e lievito madre. Cottura in forno a legna: tradizionalmente si consuma con broccoletti ripassati e salsicce. Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) del Lazio.
Apri la schedaFarina dolce ottenuta da castagne essiccate nei metati con fuoco di legna nei comuni della Lunigiana, in provincia di Massa-Carrara: base storica di castagnaccio, pattona e polenta dolce.
Apri la schedaFarina di segale macinata a pietra nei mulini della Val di Fassa, utilizzata per il pane nero tradizionale delle valli dolomitiche trentine.
Apri la schedaFarina macinata a pietra da un ecotipo di mais coltivato nell'Alto Vicentino attorno a Marano Vicentino: dà una polenta gialla intensa, granulosa e profumata.
Apri la schedaFarina ottenuta dall'essiccazione e macinazione di castagne della Garfagnana in appositi essiccatoi tradizionali, i "metati": ingrediente base dei necci e del castagnaccio.
Apri la schedaFarro della specie dicocco coltivato nelle valli della Garfagnana su terreni montani non irrigui: base della zuppa di farro e di molte minestre della cucina lucchese di montagna.
Apri la schedaFarro monococco coltivato sull'altopiano di Monteleone di Spoleto, a oltre 900 metri di quota, con metodi tradizionali privi di trattamenti chimici: cereale antico riscoperto negli ultimi decenni.
Apri la schedaTriticum dicoccum coltivato nelle aree interne molisane: cereale vestito, rustico e resistente, usato in minestre, zuppe di legumi e pani rustici.
Apri la schedaBianco irpino di lunga longevità: fresco in gioventù, con l'invecchiamento sviluppa complessità di nocciola tostata e miele.
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